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La storia. Lo assumono e scoprono che vive in auto con la moglie da 2 anni

di C.Franci

GALBIATE – Mario (nome di fantasia) ha trovato un lavoro. Una notizia già di per sé incoraggiante, di questi tempi, a maggior ragione per lui che ha 56 anni e da due vive in macchina con la moglie Lisa (altro nome di fantasia), di 64. I due coniugi hanno fatto della loro piccola vecchia auto una casa, dove dormono, mangiano, trascorrono il loro tempo assieme e, quando riescono, si lavano. 

A rendersi conto delle condizioni di vita drammatiche dei due coniugi sono stati proprio i datori di lavoro di Mario, la famiglia Meregalli titolare della GM di Sala al Barro, azienda specializzata in impianti elettrici e cablaggi, che dopo l’assunzione hanno scoperto la dura realtà di Mario e Lisa. Quasi increduli, i titolari dell’azienda non hanno esitato un secondo per mobilitarsi ad aiutare Mario e Lisa che ora, grazie ai loro ammirevoli sforzi, presto potranno trasferirsi in una casa vera.

A raccontare questa storia di povertà e solidarietà è Barbara Meregalli, della ditta GM. E’ stata lei a scoprire la triste realtà in cui vivevano Mario e Lisa. “Cercavamo un cablatore, tra i vari curriculum ci è arrivato quello di quest’uomo straniero, probabilmente bulgaro, disoccupato. Abbiamo deciso di prenderlo in prova e avendo visto come lavorava lo abbiamo assunto. Lui non ha mai parlato della sua condizione. Abbiamo iniziato a sospettare qualcosa quando abbiamo visto che la residenza dei coniugi era al Don Guanella. Gli abbiamo chiesto come mai e ci ha raccontato a grandi linee la sua situazione. Il Don Guanella è stata la sua ultima residenza e da due anni con la moglie vive in automobile perché hanno perso tutto. Sembrava tutto così assurdo, ma quando abbiamo potuto constatare di persona, purtroppo, abbiamo scoperto che era tutto vero”.

La vita di Marco e Lisa trascorre tra le lamiere di una vecchia utilitaria: “La moglie lo aspetta tutto il giorno lì in auto – racconta Barbara – quando devono andare a dormire tirano giù i sedili e usano i sacchi a pelo. Hanno delle bottigliette d’acqua e delle salviettine per lavarsi e, una volta alla settimana, scendono alla Caritas di Lecco dove mangiano e hanno mezz’ora di tempo a testa per farsi una doccia”.

Prima che Mario trovasse lavoro per i coniugi era diventato difficile anche andare alla Caritas, non avendo soldi né per la benzina né per il treno. Nessun aiuto, nessun assistente sociale, solo la Caritas. “Ne ho sentite raccontare tante di queste storie ma non mi era mai capitato di esserne, in qualche modo, coinvolta – ha confessato Barbara – Sono rimasta scioccata, sconvolta”.

Da qui è partita la mobilitazione dei Meregalli e di altri lavoratori della GM: “Non si può vivere così, non è umano – ha proseguito Barbara – Dopo aver scoperto come vivevano queste due persone ho deciso che avremmo dovuto fare qualcosa. Innanzitutto aiutarli a trovare una sistemazione migliore, ora che lui ha un lavoro fisso, regolarmente retribuito, potrebbe pagare un piccolo affitto. Per cominciare gli ho detto di venire a mangiare in mensa con la moglie, inizialmente non volevano, troppa dignità e poi da due anni sono abituati a mangiare solo pane a pranzo e a cena. Poi li abbiamo convinti. Pochi giorni fa sono riuscita a portare la moglie dal parrucchiere a farsi una tinta e a darsi una sistemata, la sua felicità e gratitudine sono stati commoventi”.

Barbara ora è in contatto con la Caritas di Oggiono che entro due settimane dovrebbe provvedere a dare un piccolo appartamento a Mario e Lisa: “I dettagli li avrò all’inizio di settimana prossima quando mi incontrerò con la responsabile della Caritas. So che spesso vengono dati in prestito d’uso degli appartamenti, dove i bisognosi possono rimanere da un minimo di 4 mesi a un massimo di 18, pagando solo le bollette. Con la responsabile verificheremo questa disponibilità”.  Se dovesse esserci, Mario e Lisa potrebbero finalmente lasciare la loro automobile.

In caso contrario la mobilitazione per aiutarli non si fermerà: “Di storie come queste l’Italia ahimé ne è zeppa, ma spesso nessuno fa niente, regna l’indifferenza o, com’è capitato a noi, non ci accorgiamo nemmeno in un piccolo paese come Sala al Barro che da ben due anni ci sono due persone che vivono nella loro automobile – ha commentato Barbara – Di fronte a questa brutta storia non potevamo rimanere indifferenti. Cercheremo, nel nostro piccolo, di ridare una speranza e un futuro a Mario e Lisa. Con l’auspicio di potercela fare“.

 

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17 marzo 2017 — 09:57 / Attualità, Oggiono/Brianza
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