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L’ultimo saluto a Eleonora: “Amava la musica. E la vita”

di Claudio Bottagisi

A Mandello è il giorno dell'ultimo saluto a Eleonora Gaddi.

A Mandello è il giorno dell’ultimo saluto a Eleonora Gaddi.

 

MANDELLO – “Umanamente, con il cuore muto e angosciato, ci domandiamo “dov’è Dio?”. È comprensibile porsi questa domanda. Noi crediamo che la vita viene da Dio e a lui ritorna. Dio è vita. Noi tutti aneliamo alla vita piena, alla perfetta felicità. Questo anelito è scritto nel più profondo del nostro cuore dal Creatore. Ci rendiamo però conto che l’anelito verso la felicità incontra lotte, difficoltà di ogni genere e delusioni”.

Don Pietro Mitta guarda la bara di Eleonora Gaddi coperta da un cuscino di rose bianche, appena sotto i gradini che portano all’altare. E’ un giorno difficile per i familiari e gli amici della mandellese morta a soli 40 anni di età nella serata di mercoledì 4 gennaio a Salsomaggiore. E’ il giorno dei suoi funerali, un giorno difficile anche per tutta la comunità e per lo stesso parroco del “Sacro Cuore”.

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E’ il giorno di un dolore grande e lacerante, di un addio carico di sofferenza e di lacrime. Ma di un dolore da avvolgere dentro un velo di speranza. Lo ricorda, don Pietro, in un passaggio della sua omelìa. “Anche il figlio di Dio, volendo portare tutti alla pienezza della felicità – dice – ha incontrato le più ardue difficoltà, dove morte e vita si sono confrontate in un duello estremo e la morte è sembrata avere il sopravvento. Gesù conosce le nostre sofferenze, delusioni e disperazioni perché le ha fatte sue. E la morte di Gesù sfocia nella risurrezione. E’ la vita che vince la morte, la assorbe e la annienta”.

Ecco allora che “la fede può trasformare quest’ora di lutto in un’ora di speranza e di vittoria”. “Lo so che è difficile, forse impossibile, in momenti come questi sforzarci di vedere con gli occhi della fede – aggiunge il parroco – Soltanto Dio può sostenere un padre, una madre, i familiari e gli amici ai piedi della croce, perché il crocifisso ci guarda e ci accompagna in questa chiesa parrocchiale, ci traccia la strada dell’amore infinito che può portare luce e speranza”.

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Poi una consapevolezza, che cioè “niente e nessuno ci può separare dall’amore di Cristo”. E che “niente e nessuno ci può separare dall’amore per Eleonora”. Un amore e un affetto grande e profondo perché “Eleonora era una bella persona, fisicamente ma soprattutto interiormente”.

“Chi la conosceva lo sa bene – ricorda don Pietro – Una ragazza che sprigionava serenità e gioia perché le aveva dentro di sé. Basta guardare le sue foto: sempre sorridente. Non ce n’è una in cui manchi il suo sorriso. E che sorriso! Un sorriso che faceva trasparire la sua personalità, un sorriso che ci dice quanto lei stessa credesse nella vita”.

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Quindi un riferimento alle grandi passioni di Eleonora: “Amava la musica. Suonava l’arpa, uno strumento dolce che crea un clima di pace, tranquillità e serenità. Anche questo strumento rispecchia perfettamente la personalità di Eleonora. Per non dire della passione per le freccette, il suo hobby preferito”.

Non è neppure mancato, nell’omelìa del parroco del “Sacro Cuore”, un accostamento tra lo strumento musicale e la persona. “I musicisti sanno bene che gli strumenti a corda vanno accordati – ha detto – altrimenti ne scaturisce un suono sgradevole. Ebbene, io immagino che Eleonora oggi ci dica: Accordate il vostro strumento personale e ricordate che questo strumento siete voi stessi. È importante che siate accordati dentro di voi, in un’armonia interiore perfetta, altrimenti la vostra vita è triste e opaca. Ognuno di voi è uno strumento che fa parte di un’orchestra. Con gli altri strumenti occorre “mettersi d’accordo”, altrimenti il risultato è disastroso. E poi occorrono il massimo impegno e la massima precisione. La musica non ammette pressapochismi. Soltanto così l’effetto che ne scaturisce è perfetto, gioioso, splendido”.

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Infine un invito al silenzio e alla preghiera, perché soltanto con il silenzio e la preghiera è possibile ascoltare la presenza di Cristo. E un’ultima riflessione: “In questa Pasqua di Eleonora dalla terra al cielo siamo invitati ad alzare gli occhi proprio verso il cielo in cerca di quella speranza che assicura a lei, a noi e a tutta l’umanità la resurrezione. Eleonora ha creduto nella vita, l’ha trasmessa e testimoniata come valore alto e irrinunciabile. Nel nostro cammino che continua lei ci guarda dall’alto, ci sostiene e ci accompagna con il suo immortale e dolce sorriso”.

A precedere e ad accompagnare la celebrazione sono le note di un violino e di un’arpa. Fuori dalla chiesa le amiche aspettano la bara con le spoglie di Eleonora per liberare in cielo tanti palloncini bianchi.

Sulla recinzione del campo sportivo il sole illumina tre striscioni. Su uno è scritto: “Nel cielo brilla un nuovo angelo… Ciao Nora!”. E su un altro si legge: “Abbiamo perso la bellezza e il tuo sorriso”.

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9 gennaio 2017 — 16:33 / Attualità, Mandello/Lago
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