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Marcia della Pace. In cammino con chi ha rischiato la vita per realizzare un sogno

LECCO – Una piazza XX Settembre animata di suoni e colori, tante le persone che oggi pomeriggio hanno voluto partecipare alla Marcia della Pace. Alle 15 il ritrovo in centro città con il gruppo Arca Voice,  il coro dei richiedenti asilo del Cas Ferrohotel, ad animare la piazza prima di ascoltare le toccanti testimonianze di due migranti che, rischiando la vita, sono riusci a raggiungere l’Italia.

La prima a raccontare la sua storia è stata una ragazza di 21 anni proveniente dalla Nigeria: “Il mio viaggio in Italia è stato molto complicato, non ci sono arrivata per una libera scelta o per piacere personale. Volevo solo raggiungere un paese pacifico dove poter rendere la mia vita significativa. Quando ho lasciato la mia casa alla ricerca di un posto tranquillo, ho attraversato il deserto del Sahara in compagnia di tante persone, ognuna con il desiderio di realizzare il proprio sogno. Non avevamo cibo né acqua, ma la cosa non mi preoccupava perché il viaggio era questione di vita e io la volevo trovare. Ho visto un sacco di cadaveri, teschi umani, piangevo e pensavo che nella vita c’era qualcuno che soffriva più di me. Dopo qualche settimana siamo arrivati in Libia dove mi hanno messa in prigione, uno dei posti peggiori dove non avrei mai voluto essere. Una volta fuori ho seguito gli altri nel viaggio verso l’Italia. Dopo essere stata salvata nel mare Mediterraneo eccomi qui. Sono in Italia da circa due anni, vado a scuola per prendere la licenza media. Ora il mio desiderio è quello di trovare lavoro. Sono molto felice, la mia famiglia e i miei amici sono molto orgogliosi di me, tutto grazie a Dio, agli italiani e a tutte le persone che mi aiutano durante la vita quotidiana. Auguro a tutti di riuscire a realizzare il proprio sogno nella vita. E’ possibile“.

Quindi è toccato a Jean Jacques, uomo del Gambia di 41 anni: “Vorrei raccontarvi la mia storia. In Gambia mi sono innamorato di una ragazza, lei musulmana e io cristiano. A noi non importava, ma per sposarci siamo dovuti andare in un villaggio a 122 chilometri da quello in cui siamo cresciuti. Dopo il matrimonio la mia ex moglie ha deciso di diventare cristiana. Dopo dieci anni una cugina della mia ex moglie l’ha vista entrare in una chiesa e lo ha riferito a un importante Imam. Da quel giorno la mia vita è cambiata: all’una di notte 8 soldati sono venuti a prendermi e mi hanno arrestato con l’accusa di aver convinto la mia ex moglie a diventare cristiana. Sono rimasto in prigione per nove mesi, mangiavamo una volta al giorno, ho perso 22 chili. Mi picchiavano e ho ancora i segni delle bruciature. Ero in una cella molto piccola con altre 38 persone per 20 ore al giorno. Un giorno sono stato scelto per prestare servizio a una festa, i soldati sapevano che ero in grado di fare il cameriere e conoscevo l’inglese e il francese. Durante la festa io e un mio amico abbiamo capito che potevamo scappare. Siamo fuggiti e abbiamo corso per 42 chilometri. Mia sorella che vive in Senegal con i miei due figli mi ha riferito che il padre della mia ex moglie mi stava cercando perciò dal Mali sono scappato in Niger, quindi in Libia e sono arrivato in Italia. Sono quasi due anni e 8 mesi che non vedo i miei figli. Sono felice perché in Italia ho trovato la pace e persone gentili. Grazie a tutti.

La Marcia della Pace è stata voluta da un ampio gruppo di lavoro. Dopo le vive testimonianze di chi ha rischiato la vita per raggiungere il nostro paese, agli angoli di un quadrato ideale sono state poste quattro pietre miliari con quattro parole importanti che il papà ha scritto nel suo messaggio. Dai quattro anni il corteo si è diviso in gruppi, distinti da diversi colori, che hanno raggiunto l’oratorio di San Nicolò, la chiesa di Santa Marta, il Collegio Volta e il Palazzo del Commercio.

Al termine la Marcia della Pace ha fatto ritorno in piazza XX Settembre dove il pomeriggio si è chiuso con i saluti del Vicario Episcopale Monsignor Maurizio Rolla, del Prevosto Monsignor Franco Cecchin e del vicesindaco Francesca Bonacina.

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13 gennaio 2018 — 18:29 / Attualità, Lecco
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