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Veicoli in deposito giudiziario, dal 2010 oltre 5 mila. La metà non vengono ritirati

 

LECCO – Richiamerà in città circa 150 esponenti di tutte le forze dell’ordine, della provincia di Lecco e dei territori vicini, il convegno in programma il prossimo 26 ottobre nella sala conferenze di Confindustria, una giornata di studio su una tematica particolare del Codice della Strada, quello delle sanzioni accessorie del fermo e del sequestro amministrativo del veicolo.

Un appuntamento promosso dall’Associazione Nazionale Centri Soccorso Autoveicoli in collaborazione con la Prefettura di Lecco, Confindustria Lecco Sondrio e con il patrocinio del Comune di Lecco, con interventi d’eccezione, entrambi referenti dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi, il suo presidente Luciano Garofano e il comandante della Polizia Locale di Lecco, nonché responsabile di sezione dell’accademia, Franco Morizio.

E’ il secondo corso di aggiornamento, dopo quello realizzato nel 2015, per approfondire le novità normative sul fermo e il sequestro di automobili ma anche ciclomotori, il luogo di custodia e i sigilli e diversi argomenti correlati a queste tematiche con relatore Raoul De Michelis, comandante di Polizia Locale esperto in materia di controllo e falso documentale.

Fiorella Lanfranchi, consigliere di ANCSAS

 

Dal 2010 sono transitati dal deposito giudiziario ben 5200 veicoli dopo confisca o sequestro per infrazioni che vanno dall’assenza di copertura assicurativa del mezzo alla guida in stato di ebrezza o per uso di stupefacenti, oppure perché ‘abbandonati’ dai proprietari sulla strada (cinque ne sono stati recuperati la scorsa primavera nel solo rione di Malavedo), a volte anche senza la targa, rimossi perché sostanti in divieto o ancora in aree destinate ai disabili. Quasi la metà (2553 veicoli) non sono stati ritirati dai loro titolari e sono rimasti in deposito.

Ogni veicolo non ritirato rappresenta un costo per l’erario, se non è possibile rifarsi sui proprietari perché irrintracciabili. Lecco però può vantare un’efficienza che altre province non hanno su questo fronte, con tempi brevissimi nella gestione dei veicoli sottoposti a sequestro, parliamo di meno di un mese in media, in altri territori un mezzo rischia di stazionare in deposito anche per due anni” spiega Fiorella Lanfranchi, custode giudiziario per la Lanfranchi Srl nonché consigliere nazionale dell’Ancsa.

La mancanza di assicurazione è una delle più frequenti cause di sequestro del veicolo: non avendo copertura assicurativa il mezzo non può circolare su strada e deve essere portato in un luogo idoneo alla custodia, generalmente avviene con il trasporto su carro attrezzi e se l’automobilista non dispone del luogo adatto viene affidato ad uno dei sette depositi presenti in provincia (Lecco, Molteno, Merate, Valmadrera, Colico, Primaluna e Cortenova).

Spesso e volentieri, come si rileva dai dati, l’utente non si regolarizza con il pagamento della sanzione e della polizza, rinunciando al possibile dissequestro del bene: il più delle volte, spiega l’esperta della Lanfranconi, si tratta di auto di scarso valore, che non vengono ritirate dai loro proprietari. A quel punto il custode è obbligato all’acquisto del veicolo e procederà a rottamazione o reintroduzione del veicolo con la vendita ad altri utenti, altri vengono ceduti alle forze dell’ordine. E’ il caso di una Toyota sequestrata alla criminalità ed ora diventata auto di servizio della Polizia Locale di Lecco.

Il comandante Franco Morizio e il generale Luciano Garofano

 

“Il 40% dei veicoli che invece vengo affidati ai loro proprietari, o vengono riutilizzati con rischio di vedersi comminata una doppia sanzione, oppure ne vengono sfruttati come serbatoio di pezzi di ricambio, un comportamento illegale”.

I veicoli devono infatti essere conservati nella loro interezza, soprattutto quelli tolti dalle disponibilità del proprietario in caso di incidenti stradali (a maggior ragione in caso di vittime)  ed è proprio su questo aspetto che il comandante Morizio e il generale Garofano relazioneranno in merito all’importanza di preservare il veicolo quale fonte di possibili prove e indizi per le indagini tradizionali e scientifiche. “Quello che chiediamo a chi interviene sul luogo del sinistro è di prestare attenzione a non modificare gli elementi sulla scena e all’interno dello stesso abitacolo delle auto – spiega Morizio –  dove possono essere individuati elementi importanti per ricostruire l’accaduto ed attribuire le responsabilità”.

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18 ottobre 2017 — 19:30 / Attualità
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