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Gilardoni: tutti rinviati a giudizio. A febbraio il processo

 

LECCO – Tutti rinviati a giudizio gli indagati dell’inchiesta sulla Gilardoni Raggi X: il prossimo 7 febbraio si aprirà il processo che vedrà comparire davanti al giudice Maria Cristina Gilardoni, la titolare dell’azienda mandellese, insieme al nipote e socio di minoranza Ascanio Orsini, l’ex capo del personale Roberto Redaelli e i due medici del lavoro Stefano Marton e Maria Papagianni.

Nel corso dell’udienza preliminare che si è svolta mercoledì mattina al Tribunale di Lecco, il giudice Paolo Salvatore ha accolto la richiesta del pubblico ministero Silvia Zannini, che aveva avanzato l’avvio del procedimento penale per tutti gli indagati, seppur stralciando alcune imputazioni nei confronti dei due dottori, che dovranno rispondere dei capi di accusa a loro rivolti (“imprudenza, imperizia e negligenza nonché colpa specifica” per aver violato e non osservato nella violazione “gli obblighi inerenti la funzione di medico”) solo relativamente ai casi di alcuni dei 25 lavoratori che si sono costituiti parte civile, in relazione al loro periodo di servizio in azienda.

I legali che difendono i due medici avevano chiesto il non luogo a procedere per i loro assistiti in quanto, ha riferito l’avvocato Marco Tonellotto che difende il dott. Marton,  i fatti contestati sarebbero avvenuti ancor prima che iniziasse il loro rapporto lavorativo con la Gilardoni Raggi X. La stessa obiezione è stata mossa dalla collega Matilde Sansalone, avvocato della dott.sa Papagianni che ha contestato l’attribuzione di responsabilità ai medici su fatti, i presunti maltrattamenti, definiti dal legale come non strettamente legati all’attività lavorativa.

Ascano Orsini ha scelto la strada dell’oblazione per i reati legati al mancato adempimento ad alcune normative sulla sicurezza sul posto di lavoro ma dovrà comunque comparire in aula per rispondere, ‘in colpa vigilando’, dei presunti danni subiti dai lavoratori.

Sostanzialmente non accolta l’eccezione sollevata nella precedente udienza dalla difesa di Maria Cristina Gilardoni, accusata di lesioni e maltrattamenti verso i suoi dipendenti, che aveva chiesto l’inammissibilità delle prove raccolte dagli inquirenti dopo il marzo 2014, alla scadenza dei primi sei mesi di indagini preliminari, per la mancata comunicazione formale della proroga all’inchiesta.

Il giudice ha disposto la non ammissibilità solo di alcuni atti d’indagine, che non influirebbero sulla decisione del rinvio a giudizio, avvallando la tesi sostenuta anche dall’avvocato Stefano Pelizzari, rappresentante legale di nove lavoratori e del sindacato Fim Cisl, ovvero della proroga automatica delle indagini ad ogni nuova iscrizione della notizia di reato, in concomitanza con le denunce presentate nel tempo dai lavoratori (una cinquantina in tutto).

Accettata invece dal gup la richiesta di stralcio dal materiale probatorio di una telefonata tra Roberto Redaelli, anch’esso accusato di maltrattamenti e lesioni, e il legale Roberto Mulargia.

“Il rinvio a giudizio ci sembra un atto doveroso – sottolinea l’avvocato Maria Grazia Corti, legale della Fiom e di otto lavoratori – è stata un’inchiesta lunga, approfondita e difficoltosa. Ora attendiamo l’apertura del processo”.

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11 ottobre 2017 — 15:35 / Cronaca
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