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API: “Tasse e oneri schiacciano le imprese, tagliare la spesa pubblica”

Luigi Sabadini, presidente di Api Lecco

LECCO – “I dati delle ultime settimane riguardanti il costo del lavoro e il carico fiscale complessivo sulle spalle di imprese e famiglie sono seriamente allarmanti” ha dichiarato Luigi Sabadini, Presidente dell’Associazione Piccole e Medie Industrie di Lecco.

L’ultimo rapporto della Corte dei Conti, infatti, pubblicato all’inizio di aprile, aveva rappresentato una situazione preoccupante per il nostro Paese, dove il 49% dello stipendio dei lavoratori defluisce in tasse e contributi, e le imprese sono soggette a un total tax rate (oneri societari, contributivi, per tasse e imposte indirette) pari al 64,8% delle proprie entrate, superando così di quasi 25 punti l’onere degli altri imprenditori dell’area Ue.

Tradotto: se un’azienda guadagna 1000 euro, deve versarne 648. La Corte dei Conti ha calcolato, inoltre, i costi di adempimento degli obblighi tributari in 269 ore lavorative, il 55% in più dei competitors europei. “In questa situazione – ha commentato Sabadini – diventa praticamente impossibile competere con le imprese degli altri Paesi, nonostante gli sforzi quotidianamente messi in campo da noi imprenditori, anche grazie al supporto delle Associazioni, e l’apprezzamento che i prodotti made in Italy riscontrano sui mercati esteri”. Altra distorsione evidenziata dalla Corte è il peso che le agevolazioni ricoprono nel quadro complessivo del sistema fiscale: la loro presenza, infatti, continua a superare di molto la media europea, invece di cedere il passo a un abbattimento serio e ponderato delle imposte.

Anche l’Ocse lancia un allarme, evidenziando un’altra anomalia del nostro sistema di tassazione: dal 1983 al 2014 sono state messe in atto ben 32 variazioni normative del regime fiscale, esattamente una all’anno, complicando da un lato l’attività degli imprenditori nostrani, costretti a un continuo aggiornamento, e allontanando anche potenziali investimenti di capitali stranieri. Oltre a ciò, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico colloca l’Italia al quinto posto nella classifica relativa al peso delle tasse sui salari, segnalando tuttavia che a un così elevato costo del lavoro corrisponde il reddito netto in busta paga più basso tra tutti i 57 Paesi considerati dal Rapporto.

Il quadro è, infine, completato dalle previsioni per il 2017 e il 2018 pubblicate martedì 18 dal Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali il nostro Pil non aumenterà più dello 0,8%, mentre Spagna e Grecia cresceranno rispettivamente del 2,6 e del 2,2% e il Pil globale medio del 3,5%.

A livello nazionale l’Associazione delle Pmi, tramite la propria Confederazione nazionale, Confapi, ricevuta in audizione dalle Commissioni Congiunte di Camera e Senato, ha espresso preoccupazione per la mancanza di misure adeguate al taglio del costo del lavoro nel Documento di Economia e Finanza, come la più volte preannunciata riduzione delle aliquote Irpef. In particolare, in Germania per i redditi fino a 52881 euro si applica un’aliquota pari al 14%, mentre in Italia del 38%; in Francia, addirittura, la tassa applicata fino alla soglia di 70830 euro è del 30%. Questi dati spiegano in tutta evidenza come la mancata riduzione dell’Irpef costituisca una gravissima perdita di competitività rispetto agli altri principali Paesi europei, limitando inoltre pesantemente il potere d’acquisto e la ripresa reale dei consumi entro i nostri confini. “A nostro avviso – ha dichiarato Francesco Napoli, Vice Presidente di Confapi – è necessario rimodulare lo split payment che rischia di sottrarre alle nostre aziende liquidità e Iva a credito. Né si può condividere la soluzione che sembra prospettarsi di scegliere fra la riduzione del cuneo fiscale e l’innalzamento dell’Iva, che comporterebbe paradossalmente un beneficio fiscale da un lato e una contestuale penalizzazione, dall’altro, nelle prospettive di crescita delle Pmi e un un’ulteriore depressione della domanda interna”.

“Se la crescita continuerà a questo ritmo, è evidente che il divario tra l’Italia e il resto d’Europa finirà con l’accentuarsi, penalizzando anche territori altamente sviluppati e industrializzati come il nostro. Pertanto, non sono più rimandabili interventi strutturali, senza cedimenti e concessioni ai ricatti del populismo, mirati in funzione delle peculiarità connesse all’aspetto dimensionale delle imprese e capaci di concedere una gestione efficace e stabile del fisco e dell’economia almeno nel medio periodo – ha concluso il Presidente di Api Lecco – Solo ridimensionando senza mezze misure la spesa e il debito pubblico sarà possibile prendere provvedimenti per, finalmente, liberare le energie della nostra economia. Auspico che davvero le istituzioni vogliano affrontare la questione seriamente e non la riducano all’alternativa tra l’ulteriore incremento del carico fiscale o dell’Iva, misure che in ogni caso non risolverebbero la situazione e comporterebbero un’ulteriore sofferenza economico-produttiva, contraendo ancora di più la domanda interna”.

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20 aprile 2017 — 14:08 / Economia
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