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Alex Honnold, mito del free solo, incanta 1.500 persone

di C.Franci

Alex Honnold con un fan

 

BARZANO’ – “Quando sono arrivato in vetta a El Cap (El Capitan, ndr) ero rilassato: davvero, non mi sono mai sentito così bene dopo un’arrampicata. Uno dei momenti più belli della mia vita”.

Sul palco con Sergio Longoni (DF Sport Specialist) e l’interprete Luca Calvi

 

Sorriso aperto e sincero, Alex Honnold è riuscito a sorprendere anche rimanendo con i piedi per terra. Il 32enne californiano non ha certo bisogno di presentazioni nel mondo dell’arrampicata, anzi, a onor del vero le sue imprese eccezionali lo hanno fatto conoscere anche al di fuori del settore. Una prova? Ieri sera, mercoledì, al palazzetto dello sport di Barzanò, Honnold ha radunato oltre 1.500 persone, curiose di vedere, ma soprattutto di capire cosa può stare dietro all’impresa che ha consacrato lo statunitense “re” del free solo (arrampicata solitaria senza assicurazione).

Parte del pubblico che ieri sera ha affollato il palazzetto dello sport di Barzanò per la serata con Alex Honnold

 

Facciamo un passo indietro: lo scorso 3 giugno Alex Honnold ha scalato la via Freerider (900 m, 7c) sul Capitan, in Yosemite, completamente slegato, in poco meno di 4 ore. Con sè aveva solo un paio di scarpette e il sacchetto della magnesite. Un’impresa che non ha precedenti e che presto diventerà un film documentario grazie a National Geographic.

Lui, quell’impresa, l’aveva in mente da circa 9 anni, come ha raccontato al pubblico di Barzano’ ieri sera. Affiancato dall’interprete Luca Calvi lo statunitense ha ripercorso passo dopo passo il lungo lavoro di preparazione alla salita, cercando di fare capire il senso profondo che sta dietro a quella che in molti, anche addetti ai lavori, hanno definito una “pazzia”.

L’esperienza a El Capitan per Honnold non è stata naturalmente la prima salita in free solo. Alle spalle c’erano altre esperienze. La più traumatica ma allo stesso decisiva è quella sulla Regular NW Face dell’Half Dome, altro monumento della Yosemite Valley. Honnold racconta con sincerità: “Era il 2008, volevo salire l’Half Dome in free solo, studiandomelo un po’ prima. L’avvicinamento lungo però mi ha fatto decidere di non andare e tornare con le corde e il materiale per provare la via e ‘impararla’, così un giorno sono semplicemente partito con scarpette e magnesite. Arrivato in cima non ero soddisfatto: ero stremato, quello che avevo appena fatto non mi aveva lasciato nulla se non la paura. Mentre festeggiavamo io mi sentivo in colpa di essere andato oltre. Però ero in vetta e da lì qual è la prima cosa che si vede? El Capitan, naturalmente. Avevo deciso, dovevo salire la parete del Cap in free solo“.

Uno screenshot del video sul free solo di Alex Honnold sulla via Freerider, El Capitan. La sua impresa sarà presto il soggetto di un film

 

Inizia così l’allenamento, fisico, ma soprattutto psicologico. Da allora il pensiero diventa fisso: “Arrampicavo in Yosemite 15 volte a stagione, prediligevo naturalmente El Capitan, scalavo sempre con qualcuno e con la corda. Guardavo la parete e la via che avevo scelto e pensavo ‘sei pazzo, non puoi farlo’. Provavo paura come tutti, l’idea di salire senza corda una parete che in media veniva superata in 4 giorni era dura da metabolizzare. Ma io avevo deciso”.

Il primo tentativo, nel novembre 2016, fallisce: “Dopo 200 metri di via mi sono ritirato, su uno dei primi passi chiave ho ceduto e mi sono assicurato con un moschettone. A quel punto non era più free solo e ho rinunciato” ha raccontato “mi dispiaceva anche perchè l’inverno era oramai alle porte. Ho sfruttato i mesi invernali per allenarmi tutti i giorni tutto il giorno sul Capitan, a fine giornata ero sempre stremato ma sentivo i miglioramenti. Ero forte, ero pronto“.

Il free solo – ha detto Honnold – è un’esperienza interiore con la natura, è purezza, è anche un limite. Prima di decidermi a partire sono rimasto settimane chiuso nel mio furgone, da solo. Dovevo pensare, riflettere. Avevo preparato un diario, con tutti i passi più duri, in sei settimane ho memorizzato le sequenze, mi sono preparato“.

Poi, la mattina del 3 giugno, poco dopo le 5, Alex è partito dal suo furgone, diretto all’attacco di Freerider. 3 ore 56 minuti dopo sbucava in vetta al Capitan. Mostra un breve video, pochi secondi, che lasciano la platea col fiato sospeso. Ferma il video e passa a una foto: “Qui sono quasi sotto alla vetta, non so se riuscite a vedere – dice – ma stavo sorridendo. Ero felice, ero rilassato, urlavo dalla gioia. Un’esperienza completamente diversa da quella vissuta sull’Half Dome” conclude “per me quella su Freerider è stata una normale arrampicata“.

Chapeau, Alex Honnold, re del free solo.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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12 ottobre 2017 — 10:20 / Montagna
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