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“L’Italia nel bicchiere”. I gioielli vitivinicoli della Valle d’Aosta

RUBRICA – Ciao a tutti e ben ritrovati a condividere passione ed interesse per il vino Italiano. Ho ripreso in queste ultime settimane le mie degustazioni “didattiche” e fra i tanti vini davvero buoni che sto assaggiando mi hanno particolarmente sorpreso, a volte entusiasmato, diversi vini della Val d’Aosta.

Ho sempre pensato alla Val d’Aosta, vista l’alta predisposizione turistica sia invernale che estiva, ad una piccola regione che produce faticosamente pochi vinelli cosidetti “di montagna” per lo più consumati  in loco da turisti e visitatori, ed in vece mi sto trovando davanti ad una realtà enologica decisamente diversa.

Ferme restando le produzioni limitate e l’eroico lavoro sugli impervi terrazzamenti rubati alla montagna, il risultato finale si sta rivelando davvero eccellente sia per i vitigni autoctoni molto particolari che per i classici vitigni internazionali come Pinot gris, Chardonnay, Syrah.

Tutto questo mio interesse nasce dall’assaggio di un Gewurztraminer fatto ad Introd da un giovanotto che si chiama Marco Martin (Az. Lo Triolet): eccellente vino, un insieme si note floreali e frutti tropicali tipiche del vitigno ma con delle raffinate sfumature dettate dal territorio decisamente diverse dai classici altoatesini , poi associate a notevole corposità e gradazione alcolica (14,5°) che ne fanno un vino potente ma nel contempo fresco e piacevole.

Ho quindi assaggiato diversi vini Valdaostani che ho sempre , colpevolmente, trascurato di cinque aziende diverse e non ne ho trovato uno che mi abbia deluso.

Le zone vitivinicole Valdaostane si pongono sui terrazzamenti della vallata percorsa dalla Dora Baltea partendo da Pont St.Martin, Donnas e Arnad a Sud fino al capolinea di Morgex a Nord passando da Chambave, Nus ed Arvier.
Le uve coltivate in questo magnifico contesto sono davvero tante e si alternano i vitigni autoctoni come Petite Arvine e Priè blanc oppure Nebbiolo, Petit rouge, Fumin, Cornalin e Primetta, ai classici Pinot gris (Malvoise), Muscat petit grain,  Chardonnay, Traminer e Muller Thurgau oltre a Pinot noir, Gamay e Syrah.

Generalmente si producono piccoli quantitativi per ogni vino, anche perché i vigneti occupano piccoli appezzamenti terrazzati dai 400 ai 700 mt slm adatti a quello specifico vitigno ma con rese piuttosto basse, per cui si arriva a produrre anche 8 o 10 vini diversi con solo 3/4000 bottiglie per ognuno.
Anche da questo si può intuire che i prezzi d’acquisto dei vini Valdaostani sono piuttosto elevati, ma spesso vale la pena spendere qualche soldino in più per assaggiare sorprendenti nettari di Bacco.

Vi posso solo consigliare alcuni vini che mi sono piaciuti a cominciare dal Blanc de Morgex et de la Salle Metodo Classico di Ermes Pavese, valorizzato come  aperitivo da crostini caldi con lardo di Arnad. Per ciò che concerne i vini bianchi c’è solo l’imbarazzo della scelta: partendo dai classici Chardonnay affinati in barrique come il “Couvè Bois” di Les Cretes (ho assaggiato un 2008 ancora perfetto) e quello di Maison Anselmet, si passa ai Petite Arvine delle due aziende sopracitate, ma anche di Ottin e di Grojean, si arriva ai vini dei giovani produttori emergenti come  i Pinot gris, Gewurztraminer e Muscat petit grain di Lo Triolet: che buoni!

I vini rossi sono altrettanto particolari, in genere ricchi di profumi, aromatici e speziati , non troppo strutturati ma comunque di ottima personalità. Il Donnas, ottenuto in prevalenza da nebbiolo, è spesso equilibrato e gradevole,  mentre gli autoctoni ed il Syrah sentono marcatamente il terroir ed anche l’annata più o meno felice. Ho assaggiato con piacere anche un paio di  raffinatissimi Pinot Noir che confermano la complessità e la “pulizia” del vitigno.

Dulcis in fundo i vini passiti, Muscat de Chambave in testa, e probabilmente proprio con loro si tocca il vertice qualitativo.
Ve ne elenco solo tre: Muscat de Chambave “Prieurè” di Crotta Vigneron, un vero gioiello che potrei tranquillamente inserire nei migliori 10 vini da dessert d’Italia, poi “Mistigrì” di Lo Triolet, un pinot gris raccolto a 600 mt slm quando già sono arrivate le prime brinate e poi ancora “Ninive” di Ermes Pavese, un vero e proprio “Ice Wine” fatto col vitigno Priè a Morgex che si esalta accostato a fois gras e/o formaggi erborinati.
Ho ancora in cantina un vino rosso da assaggiare, si chiama “Coteau Barrage” ed è ottenuto con 80% di Syrah e 20 % di Fumin, quasi quasi in questo fine settimana mi compro una bella fetta di Fontina d’alpeggio su dal Christian del “Filet” e mi faccio una bella funduta… riferirò.

Assaggiare per credere
Roberto Beccaria

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20 ottobre 2017 — 09:04 / L'Italia nel bicchiere
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