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Funivia di Bobbio: “Mia moglie incinta può saltare la fila, ma io non posso accompagnarla”

BARZIO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un valsassinese protagonista di uno spiacevole episodio, domenica scorsa, ai piani di Bobbio. 

“Dopo una bellissima giornata passata ai piani di Bobbio, domenica scorsa, ci siamo trovati coinvolti in una situazione a dir poco spiacevole. Quando, intorno alle 15, abbiamo deciso di scendere a valle ci siamo accorti che c’era già una lunga fila di persone per prendere la funivia perché era rimasta chiusa a causa del forte vento. Il resto della nostra compagnia, perciò, ha deciso di scendere a piedi, mentre io sono andato a parlare con gli addetti dell’impianto per chiedere se ci lasciavano passare visto che mia moglie è all’ottavo mese di gravidanza. E qui sono cominciati i problemi: mi hanno detto che avrebbero lasciato passare mia moglie ma non me, senza darmi alcuna motivazione ragionevole. Quando gli ho chiesto cosa avrebbe fatto una volta a valle mia moglie, mi hanno risposto che sarebbe potuta andare al bar ad aspettarmi. La cosa mi ha indispettito parecchio perché francamente non ho proprio capito questo modo di comportarsi. Mi sembra irragionevole dire di aspettare al bar: in primis non sapevamo nemmeno per quanto tempo e poi c’era il rischio che bloccassero nuovamente la funivia a causa del vento. Tra l’altro cominciava a fare freddo, ma non hanno voluto sentire. Ora non dico che debbano passare tutti indistintamente, ma penso che in ogni situazione serva sempre il buonsenso, in fondo eravamo soltanto in due. Io e mia moglie tutto sommato siamo giovani, siamo entrambi trentenni, ma chiunque potrebbe trovarsi nella medesima situazione. Alla fine, prima di riuscire a scendere al parcheggio ci siamo fatti la nostra oretta di coda. Resta tanta amarezza per una situazione incomprensibile e per un’eccessiva severità nell’interpretazione delle regole. Ripeto, sarebbe bastato un po’ di buon senso in più. Peccato, perché fino a quel momento era stata una giornata bellissima”.

Stefano Invernizzi

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22 novembre 2017 — 08:18 / Lettere, Valsassina
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