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Carenno. Mancata edificazione al Pertus, comune e regione devono pagare

CARENNO – Una sentenza che potrebbe creare non poche difficoltà al comune di Carenno quella depositata lo scorso 12 febbraio dalla Corte d’Appello di Milano, chiamata a dirimere la questione tra l’amministrazione e la società Immobiliare del Pertus Srl.

“La sentenza ha riformato completamente l’assoluzione in primo grado condannando in solido comune e regione al risarcimento del danno per una cifra di circa 700 mila euro a cui si devono aggiungere rivalutazione, interessi, spese legali e Iva” ha spiegato il sindaco Luca Pigazzini.

L’immobiliare, infatti, aveva chiesto un maxi risarcimento da 20 milioni di euro poiché non gli era stato consentito di realizzare una convenzione edilizia stipulata nel 1969 e che prevedeva l’edificazione di case e strutture per ospitare qualcosa come 5.000 persone. Il progetto prevedeva che, in cambio, l’immobiliare svolgesse una serie di opere di urbanizzazione: oltre a campi da tennis, da calcio e una piscina, si sarebbe dovuta realizzare anche una strada di collegamento con il Pertus.

Nel 1985, però, il comune di Carenno ha adottato un nuovo “piano regolatore” in cui venivano stralciate parte delle costruzioni previste dalla convenzione del 1969. Con le modifiche del 1985 si riducevano le volumetrie e si escludevano alcune zone sottoposte a vincolo idrogeologico. All’epoca fu la stessa Regione Lombardia a ritenere l’area non compatibile con quanto stipulato nella convenzione.

L’immobiliare, non avendo potuto costruire, ha avanzato la maxi richiesta di risarcimento. In primo grado sono state respinte le richieste e la società è ricorsa in Appello. Dall’estate 2016 sono stati avviati tutti gli approfondimenti del caso che hanno portato alla sentenza depositata pochi giorni fa.

“Stiamo ragionando su cosa fare, gli scenari che si possono aprire sono molteplici – ha aggiunto il primo cittadino -. Stiamo valutando il ricorso in cassazione aggiungendo una  richiesta di sospensiva dell’eventuale liquidazione della somma richiesta”. Il problema è che la parte civile, nel momento in cui viene notificata, va liquidata: “La sentenza ha anche i suoi aspetti positivi perché esclude tutta una serie di richieste. Alla fine il risarcimento chiesto era di 20 milioni, mentre i 700 mila euro sono l’indennizzo per la differenza tra le opere di urbanizzazione realizzate rispetto ai metri cubi effettivamente realizzati”.

Nessuna possibilità al momento è esclusa: “Dobbiamo fare un ragionamento con la regione anche rispetto alla posizione che loro vogliono tenere. Non è escluso che anche l’immobiliare possa fare ricorso visto che il risarcimento ammonta a meno di un decimo di quanto richiesto. Tutti gli scenari al momento sono aperti, bisogna vedere come viene ripartita la somma tra camune e regione, non è scontato che si debba fare metà. Spero che, nel caso peggiore, la Regione possa dare una mano al comune”.

Il sindaco poi fa una riflessione: “Fortunatamente non è stato realizzato un intervento edilizio del tutto discutibile, ma adesso comune e regione sono tenuti a pagare. Poi c’è un’altra ipotesi, non so quanto realistica, ovvero che questi soldi possano essere chiesti a livello personale agli amministratori dell’epoca, ma questa è una valutazione che dovrà fare la corte dei conti a cui verranno trasmessi gli atti”.

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16 febbraio 2018 — 16:42 / Attualità, Calolziese
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