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Ex Leuci, il comitato chiede il vincolo archeologico sull’area

di A.B.

Il Comitato CittàdellaLuce sabato mattina ha incontrato la stampa

 

LECCO – La richiesta alla Soprintendenza di un vincolo archeologico industriale per parte dell’ex Leuci: è quanto il comitato CittàdellaLuce ha proposto a Comune e Provincia per preservare la vocazione produttiva dell’ex fabbrica di lampadine.

E’ una risposta da parte del comitato, che fin dalla chiusura dell’ex fabbrica insegue il sogno della sua riapertura in un nuovo progetto manifatturiero, alla possibilità che la revisione del PGT possa sbloccare la destinazione d’uso dell’area a scopi diversi da quello industriale.

“Questo elemento di tutela del patrimonio storico – i fabbricati in questione hanno cent’anni di vita e sarebbero esenti dalle coperture in amianto di cui si attende ancora la bonifica per i restanti capannoni – e i relativi riflessi negativi sul valore commerciale dell’area, sommato al credito di centinaia di migliaia di euro per mancati pagamenti delle tasse comunali da parte dei proprietari dell’area” per il comitato potrebbe offrire condizioni più favorevoli “per iniziare una trattativa guidata alla luce del sole dall’Amministrazione comunale, sopportata dal Sistema Lecco”.

Germano Bosisio, ex lavoratore Leuci e portavoce del Comitato

 

Serve solo la volontà politica, secondo il comitato, di ripensare concretamente al futuro di quell’area. “Non ci si può limitare a dire che non ci sono imprenditori interessati e quindi non se ne fa nulla – ha sottolineato dal comitato Germano Bosisio – non compete solo ai privati, l’intero sistema deve farsi carico di un tema importante quale il riutilizzo dell’ex aree industriali”.

Il sindaco Brivio, intervenendo sul tema (vedi articolo), aveva posto l’accento sulla questione, sottolineando che la Leuci non è l’unico fabbricato dismesso in città. Perché intervenire lì e non altrove? “La domanda dovrebbe essere, perché non si è fatto nulla in questi anni, né alla Leuci e neppure per le altre 20 ex aree industriali? Da qualche parte bisogna partire e allora perché non qui?” ha sottolineato Massimo Ferni della Cisl che ha seguito da vicino la vicenda sindacale della storica azienda lecchese.

Per Angelo Riva, presidente del Crams, “quello che manca è una visione sistemica, non c’è una politica sulle aree dismesse quanto non c’è una politica sul commercio in centro. Altrove l’approccio delle amministrazioni pubbliche è totalmente differente”.

Massimo Ferni (Cisl) con Barbara Nasatti (Rifiuti Zero)

 

Il comitato porta ad esempio il caso di Reggio Emilia e della riconversione industriale dell’ex Officine Reggiane in un polo dell’innovazione e della ricerca. “Un progetto pubblico realizzato con soldi pubblici – spiega Dario Consonni dell’associazione L’altra Via – e sono partiti da situazioni analoghe a quelle delle Leuci: un’area privata, in debito di tasse con l’ente pubblico, al centro della città e diventata una zona di degrado. E’ rinata grazie all’intervento dell’ente pubblico”.

Può il Comune di Lecco farsi carico, a proprie spese, della questione Leuci? Per il Comitato è possibile, “lo è stato altrove, perché non farlo anche qui” con l’auspicato coinvolgimento della rete istituzionale e associativa del mondo economico locale.

L’area dell’ex Leuci

 

Le risorse? Ci sono le imposte non pagate negli anni da chi aveva titolarità dell’area, finanziamenti recuperabili attraverso bandi. Una stima approssimativa parla di una cifra tra i 10 e i 20 milioni di euro per realizzare una rinascita industriale della Leuci, che, nel progetto portato avanti dal comitato, guarda ad un polo di ricerca e di innovazione in grado di servire le imprese manifatturiere lecchesi. “Non deve essere per forza questo il progetto, ci dicano però cosa vogliono fare” ha esortato Simone Bertolino di Rifondazione Comunista.

Angelo Riva (Crams)

 

Il vincolo chiesto alla Soprintendenza riguarderebbe solo una parte dell’area, 5100 metri quadrati di fabbricato (più il piano interrato) sul totale di 20 mila metri quadrati dell’intero complesso. Una soluzione di compromesso che darebbe spazio anche ad innesti di altra natura. Lo stessa destinazione ad uso industriale di tutto l’immobile è giudicata ‘stretta’ dallo stesso comitato. “E’ difficile – ha spiegato Angelo Riva – il ritorno ad un manifattura delle dimensioni della Leuci ma abbiamo potenzialità e un patrimonio architettonico enorme dove può trovare spazio un nuovo tipo di manifattura”.

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14 aprile 2018 — 15:13 / Attualità, Economia, Lecco
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