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La forza di Lola Delnevo stupisce l’Uoei: “Siamo senza parole”

di Marco Milani

Selfie… Lola Delnevo col presidente Uoei Andry Dell’Oro

 

LECCO – “Mi manca arrampicare, non lo nego. E’ uno sport ineguagliabile. Quello che mi ha dato la montagna non l’ho avuto da nessun altro sport“. Ha lasciato tutti a bocca aperta Eleonora Delnevo ospite, ieri sera, dell’Uoei Lecco.

Ad accoglierla una sala gremita rimasta senza parole al termine della sua storia, un racconto sincero, che ha messo a nudo tutta la sua forza ma anche le debolezze e le difficoltà. “Non so proprio cosa dire. Complimenti!” è stato il commento del presidente Andry Dell’Oro.

Ma riavvolgiamo il nastro per ascoltare la storia di “Lola”, così la chiamano gli amici: “Era il 19 marzo 2015 quando mi trovavo in Val Daone, in Trentino, per salire le cascate di Nova. Al secondo tiro, quando il mio socio stava già avanzando sul terreno di misto, è successo qualcosa. Ricordo l’urlo di Giorgio, ‘crolla tutto’, e poi il materiale che mi cadeva addosso. E’ venuto giù tutto, sosta compresa, e noi insieme a lei. Un volo di 30 metri, forse di più. Quando sono arrivati i soccorsi io non riuscivo a muovermi, non riuscivo a tirarmi fuori dalla neve, mi hanno dovuta aiutare. Da subito le gambe hanno smesso di funzionare e all’ospedale è arrivata la diagnosi: una lesione completa alla spina dorsale”.

La voce, marcata da un forte accento bergamasco, trema ancora. Da lì è cominciata la sua vita in sedia a rotelle. I momenti difficili non sono mancati e ci sono ancora ma: “famiglia, amici, lavoro (è consulente ambientale e per la sicurezza, ndr), è stato tutto un concatenarsi di cose che mi hanno tenuto a galla. Per fortuna la mia testa non ha mai mollato, ma mi rendo conto che la possibilità di andare in crisi è sempre dietro l’angolo. Non voglio chiudermi in casa e ho bisogno di scappare dalla quotidianità”.

Il sorriso le ritorna immediatamente quando racconta della scalata su El Capitan, dopo l’incidente. La voce si fa più forte quando parla di montagna, esprime vitalità e tutta la sua voglia di scherzare e divertirsi: “El Capitan è una delle pareti più belle del mondo. Grazie a un imbrago che si usa nel parapendio e all’utilizzo di un sistema di carrucole sono potuta tornare in parete. E’ stato tutto molto duro, all’attacco della via mi hanno portato in barella, ma questa ‘vacanza’ mi ha permesso di recuperare speranza e fiducia. E’ mancato l’atto sportivo, ma ho potuto vivere tutte le altre sensazioni: ho goduto nello stare appesa a una corda, nel consumare una cena sulla portaledge, nel condividere spazi ristrettissimi con i soci di arrampicata. E’ stato un ritorno all’aria aperta e per me è stato vitale”.

In pochi mesi, grazie alla sua forza d’animo e agli amici, è passata dal non riuscire a sollevare una bottiglietta d’acqua a tornare a salire. La montagna le manca (“viste dal basso non mi diverto, sono tutte uguali”), era una appassionata di vie classiche (“quelle poche volte che andavo in falesia avevo l’impressione di buttar via la giornata”): Orobie, Grigne, Dolomiti e poi il Bianco, creste, canali, cascate di ghiaccio: “Non ho mai arrampicato a livelli altissimi, ma non era quello che cercavo”.

Oggi Lola ha cominciato a fare kayak, non ha smesso di viaggiare, l’ultima vacanza è stata in Canada e pensa già alla prossima: “Il kayak non riesce a darmi quello che mi dava l’arrampicata ma non mi lamento. Adesso ho l’ansia di non chiudermi in casa e recuperare quel senso di libertà che avevo in in montagna”.

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5 maggio 2018 — 09:42 / Attualità, Lecco, Montagna
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