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Migranti. Nel lecchese più controlli sanitari e attività di volontariato

LECCO – Due protocolli siglati per migliorare la formula dell’accoglienza nel lecchese e la gestione dei flussi migratori: il protocollo sanitario da un lato, che integra ed implementa le azioni dal punto di vista sanitario, e la promozione di attività di volontariato per coinvolgere i richiedenti asilo.

La sottoscrizione dei due documenti è avvenuta la scorsa settimana, presso la sede della Prefettura UTG di Lecco, coinvolgendo l’assemblea dei sindaci, le Comunità Montana, la Prefettura, Ats e Asst.

Il protocollo sanitario “integra ed implementa le azioni coordinate” tra gli enti ed ha come obiettivi principali “intercettare precocemente le problematiche di salute dei migranti nell’interesse primario di cura delle persone, ma anche a tutela delle nostre comunità” spiega Filippo Galbiati, presidente dell’assemblea dei sindaci del Distretto Lecchese.

“Va monitorato all’arrivo il rischio di situazioni patologiche connesse alle tragedie del viaggio e delle condizioni precedenti (persone vittime di malnutrizione, ustioni, traumi psicologici da stress, violenze ed abusi) per un inquadramento tempestivo da parte degli Enti sanitari – prosegue – La vulnerabilità psichica di soggetti fragili, la sfera della maternità sono aree in cui è opportuno prestare grande attenzione”. Inoltre si vuole “garantire una precoce valutazione della idoneità alla vita di comunità a tutela degli altri ospiti delle strutture e della stessa cittadinanza; i percorsi di valutazione medica e sanitaria garantiscono un precoce riconoscimento di patologie diffusive o di fragilità personale”.

Prevista anche “la costruzione di una stretta rete di collaborazione tra gli Enti sanitari e gli Enti locali, i gestori, i servizi del territorio garantisce la possibilità di intercettare per tempo e gestire al meglio situazioni potenzialmente critiche”.

Per quanto riguarda invece la promozione dell’attività di volontariato tra i migranti, l’accordo siglato “formalizza e struttura le esperienze già avviate da numerosi comuni e rilancia la possibilità del coinvolgimento attivo dei migranti in attività di utilità sociale”.

“Si tratta di promuovere un buon utilizzo del tempo libero delle persone, che permetta loro di sperimentare un diverso rapporto con la nostra realtà, le nostre comunità, in una logica di reciprocità e scambio – spiega Galbiati – L’obiettivo è quello di favorire l’incontro, lo sviluppo di relazioni positive con il territorio in cui si vive, di apprendere competenze, di fare esperienza, di maggiore inclusione”.

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19 febbraio 2018 — 16:31 / Attualità
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