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A tu per tu con Nicolò Tomaini, l’artista che si ispira al mondo social

di C.Franci

Il lecchese Nicolò Tomaini, 28 anni

 

LECCO – Venezia, Biennale. Al padiglione del Giappone sono esposte le opere dell’artista Shimabuku, tra le più famose un’accetta realizzata con un mac book air, trasformato da strumento digitale a strumento rudimentale. Un’intuizione, quella di utilizzare simboli social per realizzare delle opere d’arte, per molti notevole, ma non certo innovativa nel panorama artistico internazionale.

Cinque anni fa infatti un giovane artista italiano, Nicolò Tomaini, proponeva un’opera d’arte semplice eppure fortemente innovativa nel suo genere: degli smartphone, affiancati a delle pietre, fissati su una tavola di legno. L’opera non aveva titolo, ma il messaggio era fin troppo eloquente e, di certo, precursore dell’arte che Shimabuku ha portato alla Biennale di Venezia tra lo stupore di tanti appassionati.

Era il 2012, smartphone e pietre erano una delle prime prove artistiche di Nicolò, lecchese, oggi 28enne. Diploma scientifico e una laurea in Lettere oramai vicina Nicolò ha iniziato ad interessarsi all’arte tra il 2010 e il 2011, come raccontato: “Il mio è stato un percorso graduale, a dire il vero al liceo del disegno tecnico e della storia dell’arte non mi interessava molto poi ho iniziato a pensare all’arte e a dedicarmici. Anche se oggi questo è il mio lavoro non ho mai parlato di vocazione: il mio approccio è stato più che altro ludico”.

L’opera “Nuovi regimi”, 2011

 

La domanda sorge spontanea: in che senso? E com’è possibile che un ragazzo “annoiato” dalla storia dell’arte sia diventato un apprezzato artista contemporaneo? Nicolò ce lo spiega in parole semplici: “Nell’accezione più contemporanea del termine l’arte è l’espressione del tempo in cui viviamo, della società e di quello che consumiamo tutti i giorni. Ho fatto mia questa interpretazione e qualche anno dopo aver terminato il liceo ho provato a trasferirla su qualcosa di concreto. Ora, la nostra epoca è quella della tecnologia, dei social network, dei computer, degli smartphone. Ho iniziato dipingendo delle svastiche con la ‘f’ simbolo di Facebook, nel 2010. Il processo può essere definito prendendo ad esempio un grande artista quale fu Andy Warhol: ho fatto quello che lui fece nei primi anni ’50 con la televisione, oggetto che in parte appunto definiva e rappresentava il panorama del tempo. Il passaggio di testimone è avvenuto con i computer, i telefonini, le applicazioni, i social”.

“Ego”, 2011

 

“Il mio quadro – prosegue Nicolò – piacque e mi invitarono ad esporlo ad una mostra a Bibbiena nel 2011. Il caso volle che passasse di lì un giornalista del Corriere della Sera che si occupava delle pagine di cultura e vedendo l’opera mi intervistò. A quel punto ho deciso di dedicarmi all’arte, iniziando un percorso di ricerca che tutt’oggi prosegue e che mi ha portato a risultati impensati: due anni fa grazie ad un lavoro sempre con i telefonini (tre smartphone con una lettera dipinta sullo schermo fino a formare la parola Ergo, ndr) ho vinto l’Affordable Art di Milano, la fiera di arte contemporanea per artisti emergenti più importante d’Italia. Così ho iniziato a farmi conoscere”.

Ma qual è il significato dell’opera? “Le mie opere sono una cronistoria di tutto quello che passa dall’essere umano, il lavoro con gli smarphone e i sassi lo dimostra bene. Dall’utilizzo dei sassi, un tempo strumento indispensabile per gli uomini, a quello degli smartphone, senza i quali fatichiamo a stare” ha spiegato Nicolò.

Lo stesso ragionamento sta dietro uno degli ultimi lavori dell’artista, “Al campo santo”, una scultura su marmo nella quale Tomaini ‘celebra’ la fine dell’uomo senza tecnologia. L’opera consiste in una lapide sul quale l’artista ha inciso provocatoriamente un generico nome utente e l’orario dell’ultimo accesso.

“Al campo santo”, 2017. Una delle ultime e provocatorie opere dell’artista

 

Nella sua arte non manca nemmeno la vena satirica, e un chiaro invito allo spettatore ad immedesimarsi in ciò che sta vedendo. E’ sempre la mano del giovane lecchese, ad esempio, dietro i cartelli stradali apparsi lo scorso agosto in centro Milano raffiguranti i personaggi di Pokemon Go, la moda dell’estate 2016. In occasione dell’uscita del nuovo Iphone 7 l’artista realizzò una tela raffigurante Gesù su una croce di Iphone 7, posizionata all’ingresso del Centro Commerciale Oriocenter: una chiara provocazione alla corsa all’ultimo modello di smartphone.

Alla vista delle opere di Shimabuku alla Biennale Nicolò non ha potuto non inorgoglirsi: “Non posso parlare di plagio, e Shimabuku è un grande artista conosciuto in tutto il mondo, certo è che pensare di avere avuto anni prima la sua stessa intuizione mi rende orgoglioso!”.

Uno degli ultimi lavori dell’artista


Oggi Nicolò continua a lavorare alle sue opere e si prepara ad esporre a diverse mostre a cui è stato invitato
: “Ho terminato da poco una grossa mostra a Roma, ora ho due richieste per Berlino e una per Viterbo. Se mi sento usurpato da Shimabuku? Certo che no, lui è un grande artista che rispetto. Quando arrivi ai livelli della Biennale subentrano delle logiche che vanno al di là del valore artistico, sono vere e proprie logiche di mercato. A dispiacermi davvero – ha concluso Nicolò – è che l’Italia potrebbe vivere solo del suo patrimonio artistico, che non ha eguali nel mondo: se solo fosse adeguatamente valorizzato…”.

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31 luglio 2017 — 10:31 / Cultura, Lecco
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