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Confindustria, Riva: “Le imprese vogliono certezze e competitività”

di A. Brivio

LECCO – Imprese, lavoro, Governo, Europa: nei giorni scorsi abbiamo incontrato Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco-Sondrio, per un’intervista a tutto campo sull’attuale scenario economico e politico.

Anche nel 2017 l’industria continua a cavalcare la ripresa economica con dati di segno positivo che hanno caratterizzato la prima metà dell’anno. Cosa vi aspettate dall’autunno che si è appena aperto?
“La ripartenza dopo le ferie è stata ancora soddisfacente. Chiaramente non siamo più al primo trimestre dell’anno, quando abbiamo conosciuto un momento di grande fervore e attività, c’è un leggero segno di rallentamento, non in tutti i settori, ma si continua a lavorare con ottimismo e non è cosa semplice mantenerlo davanti a ciò che accade sullo scenario politico, l’incertezza è la cosa peggiore che un Paese e un’impresa hanno bisogno per il loro sviluppo”.

E’ un giudizio negativo, il vostro, rispetto all’attuale esecutivo?
“Non siamo né critici né favorevoli, siamo solo attenti. Valuteremo l’azione del Governo nei confronti del mondo del lavoro e delle imprese. A quel punto potremo dare un giudizio. Per Confindustria l’interesse non è far cadere i governi ma nello sviluppo nel nostro Paese, e lo sviluppo passa dalla crescita delle nostre imprese, passa attraverso sistemi che portino più giovani ad entrare nel modo del lavoro, è una questione di modernità. La prima critica al Governo è proprio questa, il taglio delle ore di alternanza scuola lavoro, significa riportare indietro il Paese di quindici anni”.

Alcune misure economiche sono già state da tempo annunciate, cosa ne pensate di Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e degli altri interventi proposti?
“Sul reddito di cittadinanza abbiamo una visione abbastanza critica, non vorremmo che sia usato come incentivo all’esodo (e non al lavoro), deve avere dei paletti ben precisi e su questo lo valuteremo. Pare che il Governo voglia spingere sulle infrastrutture, sulle nuove assunzioni e sugli investimenti delle aziende statali, se tutto questo fosse confermato sarebbe positivo per lo sviluppo. Non ci spaventa il punto in più o in meno, ci interessa la crescita vera. Dobbiamo creare strumenti affinché l’Italia recuperi quel ‘gap’ che ci divide dal resto dell’Europa”.

Cinque Stelle o Lega, su quale dei due partiti al Governo riponete maggiore fiducia?
“Non mi sembra tanto questione di dover scegliere fra i due quanto, piuttosto, di uscire dalla fase di campagna elettorale e di pensare al bene del Paese. Per parte nostra, storicamente abbiamo sempre avuto buoni rapporti con i rappresentanti politici del territorio, indipendentemente dal partito di appartenenza”

Quanto conta l’Europa e questione dello spread per le imprese?
“Non vedo un’Italia fuori dall’Europa ma, al contrario, attrice principale in un’Europa magari diversa e nuova. Per essere protagonisti, però, bisogna essere anche credibili. Lo spread è un argomento fino a qualche anno fa sconosciuto, oggi si parla più di spread che di calci di rigore o pettegolezzi, è l’indicatore di ‘non fiducia’ verso un Paese, provoca aumento dei costi del denaro, della vita, l’aumento dei mutui, quindi una crescita continua dello spread porterebbe alle famiglie costi aggiuntivi e un nuovo calo dei consumi. Serve un giusto equilibro, non si vive di solo spread e non sono 300 punti che uccidono se per un breve periodo, ma riuscissimo a riportarlo ad un valore di 170-180 punti sarebbe bene per tutti. La cosa importante è che il Governo spieghi con chiarezza quello che vuole fare”.

Quali sono le richieste delle imprese al Governo?
“Chiediamo una maggiore accessibilità al mondo del lavoro per i giovani, che possano crescere nell’alternanza scuola lavoro e che possano portare innovazione nelle nostre imprese. L’economia va ad una velocità talmente elevata e noi abbiamo bisogno già oggi di giovani che possano portare nuove energie ed entusiasmo. Abbiamo dimostrato di saper fare impresa anche con le tasse di oggi, quello che noi chiediamo al Governo è solo di essere competitivi anche fuori dai nostri cancelli. Dateci infrastrutture moderne e la possibilità che le nostre merci possano viaggiare in maniera normale, civile, non impiegando 50 minuti per percorrere 10 chilometri”.

Una situazione che ben conosciamo sul nostro territorio, prima con il crollo del ponte di Annone e quindi la chiusura di alcuni cavalcavia ai mezzi pesanti, poi il ponte di Isella ed infine la chiusura del Ponte di Paderno…
“Con il declassamento del ponte di Brivio stiamo subendo un periodo invivibile, soprattutto per le aziende dell’area del meratese. Ci sono dipendenti che arrivano da Cisano o da Calusco d’Adda e che devono partire ad un quarto alle sei la mattina, per essere puntuali al lavoro. Molte aziende stanno pensando ad un orario elastico per venire incontro ai propri dipendenti e ancora una volta è l’industria a dimostrare senso di responsabilità, ma non può sempre e solo l’azienda sopportare tutto questo. A distanza di due anni e mezzo dal tragico accaduto, non siamo ancora riusciti a realizzare un ponte di 40 metri ad Annone. Siamo il secondo Paese manifatturiero di Europa, pur essendo quello con la maggiore tassazione, ma a tutto c’è un limite. Pretendiamo delle infrastrutture diverse”.

Infrastrutture all’altezza di un mondo dove le distanze tra i territori sono sempre più sottili. Sappiamo che presto ci sarà un’iniziativa comune tra Confindustria Lecco Sondrio e Unindustria Como.
“Esattamente, sarà la prima assemblea congiunta tra le nostre associazioni e si svolgerà a metà novembre. Tre province importanti si ritrovano per confrontarsi sul tema dei giovani, dell’occupazione e del futuro. Siamo tre territori adiacenti, con specificità diverse ma un comune denominatore: il lavoro e l’interesse ad essere sempre più forti e visibili per favorire le nostre imprese. La ‘mission’ di Confindustria è essere un supporto per i nostri associati, siamo un punto di riferimento per gli imprenditori”.

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19 ottobre 2018 — 13:52 / Economia
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