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Ex Eucasting: salta la vendita, 40 lavoratori restano nel ‘limbo’

di A. Brivio

Il fabbricato dell’ex Eucasting

 

MONTE MARENZO – Una vicenda che sembrava potesse trovare un epilogo positivo, pur travagliato e segnato da mesi di incertezze, invece la conclusione che si pone oggi di fronte a quella che era l’Eucasting di Monte Marenzo, passata poi alla Fomma, pare oggi la peggiore: la vendita del ramo d’azienda è saltata e con essa la possibilità dei lavoratori, non solo di ripartire con il nuovo compratore ma anche di avere un ammortizzatore sociale che possa dare loro una copertura economica in questa grave situazione di crisi.

“Quello che sta accadendo ai lavoratori è un qualcosa di drammatico e per altri versi poco chiaro – spiega Rino Maisto della Fiom Cgil – I lavoratori dopo essere stati abbandonati dalla vecchia proprietà, che si è ritirata dall’asta competitiva all’ultimo minuto, sono stati poi comprati da una nuova società Alp Group, dichiarando fin da subito le loro buone intenzioni di proseguire nell’attività e mantenendo in forza tutti i lavoratori. Senza neanche aver visto l’azienda. Nonostante le nostre immediate e notevoli richieste di incontri, la proprietà l’abbiamo incontrata solo mesi dopo. L’acquisto ha stentato sempre a concretizzarsi per i continui confronti con il Curatore fallimentare per le anomalie riscontrate dal bando, rispetto a ciò che si sono trovati nell’azienda. Un vero disastro”.

“Quando sembrava che la cosa fosse ormai definita… colpo di scena – prosegue il sindacalista Fiom – il notaio dice che l’azienda non può essere venduti perché sono state riscontrate degli abusi edilizi, denunciati già da tempo dal Parco Adda Nord”.

Sindacati e lavoratori all’ingresso della sede di Confindustria, sede dell’incontro sul caso Fomma

E’ il colpo di grazia. Alp Group ha già fatto sapere di non essere più interessata all’acquisto. Ora servirà un nuovo bando di vendita, sottolinea dalla Uilm, Enrico Azzaro, “ma nel frattempo l’azienda praticamente non c’è più, priva di macchinari produttivi e dei lavoratori che torneranno formalmente in capo alla procedura fallimentare senza alcuna copertura economica, né cassa integrazione né contributi, perché il Job Act approvato sotto il Governo Renzi ha cancellato questo strumento difensivo per dipendenti di aziende poste in fallimento”.

Purtroppo era già successo a fine settembre: alla chiusura della fabbrica, e dell’esperienza Fomma (che aveva affittato il ramo d’azienda dell’ex Eucasting), si era assistito al licenziamento di 40 lavoratori e gli altri 47 acquisiti dall’Alp Group erano rimasti ‘sospesi’, senza stipendio né cassa integrazione, in attesa della ripartenza dell’azienda.

“Dopo l’accordo sindacale di novembre, finalmente era stata aperta la procedura per la cassa integrazione straordinaria – ricorda Azzaro – ma i soldi i lavoratori li hanno percepiti solo mesi dopo, perché l’azienda si era dichiarata impossibilitata ad anticiparli. Dal 31 maggio, le maestranze resteranno di nuovo senza alcun sussidio e rischiano ora di essere licenziati. Quello che sta avvenendo è drammatico e surreale”.

“Da tempo assistiamo a questo tira e molla, nel mezzo ci sono finiti i lavoratori – sottolinea Marco Oreggia della Fim Cisl – Non accusiamo nessuno ma molte cose non tornano, la situazione è molto confusa. Abbiamo chiesto un incontro in Provincia, dovrebbe tenersi a inizio giugno. Vogliamo chiarezza e che si possa trovare una soluzione”.

“Nessuna caccia alle streghe – precisa Azzaro, ma i sindacati sono tutti d’accordo – è doveroso accertare le responsabilità di questa fallimentare vicenda e cercare un modo per dare un aiuto ai lavoratori”.

QUI TUTTA LA VICENDA:

Quaranta ‘a casa’ e quasi 50 senza stipendio: il caso Fomma

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26 maggio 2018 — 09:20 / Calolziese, Economia
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