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Giovani, lavoro e Industria 4.0: al Politecnico l’incontro targato Roadjob

LECCO – Si è svolto oggi, venerdì, nell’Aula Magna del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, Roadjob 2018, l’evento che ha voluto mettere al centro le nuove generazioni che si affacciano al mercato del lavoro e le imprese, chiamate a prendere parte alla rivoluzione rappresentata da Industria 4.0.

Roadjob 2018 è stato pensato da tutto il team guidato Mauro Califano, direttore HR di Rodacciai Spa (primario gruppo lecchese attivo nel settore acciaio) e realizzato grazie a un folto network di aziende e scuole attive sui territori di Como, di Lecco e delle Brianza.

“E’ un’iniziativa che nasce da una riflessione intensa, dall’ascolto di imprenditori, manager e rappresentanti delle istituzioni, nella condivisione con loro di un obiettivo comune – ha spiegato in apertura dell’incontro Mauro Califano –in un momento in cui il mondo delle imprese si trasforma nel segno dell’innovazione tecnologica e fatica a trovare le competenze richieste tra le nuove generazioni”.

“Abbiamo la fortuna di lavorare in un distretto dalle potenzialità incredibili – ha proseguito Califano – con una debolezza: la mancanza di sinergia tra le aziende del territorio. E’ necessario invece favorire un networking che renda le imprese attrici principali di un mutamento culturale, che consenta di supportare i giovani, al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro”.

Innovazione e formazione sono le parole chiave dell’appuntamento che si è rivolto a tutti i soggetti chiamati ad avere una responsabilità nella scelte di carriera dei giovani (manager, imprenditori, istituzioni, docenti, famiglie) a partire dalle scuole del territorio: l’IIS P.A. Fiocchi e l’IIS A. Badoni di Lecco, la Fondazione Parmigiani (ex CFP A. Moro) di Valmadrera, la Fondazione Enaip di Como, Lecco, Cantù e Monticello Brianza, l’Enfapi di Como e Erba, la Fondazione Parmigiani (ex CFP A. Moro) di Valmadrera, e la Cooperativa Sociale ASLAM di Lentate sul Seveso.

“Il mondo della scuola, lo stesso Politecnico, si interroga su questo tema – è intervenuta il prorettore Manuela Grecchi – La formazione tipica tecnica oggi non basta e incide solo per un terzo rispetto alle capacità richieste dal mondo del lavoro; oltre all’entusiasmo per ciò che si fa quotidianamente nelle aziende, sono le soft skill ad incidere nella stessa misura nel successo lavorativo. L’industria può lanciare messaggi importanti ma molto possono fare le scuole”.

Ad aprire i lavori, dopo l’intervento del prorettore, quello di Gianni Bocchieri, Direttore Generale dell’Assessorato all’Istruzione Formazione e Lavoro di Regione Lombardia

Grande la partecipazione all’iniziativa, oltre 300 le persone tra il pubblico hanno assistito alla tavola rotonda che ha caratterizzato l’evento odierno, con illustri relatori del mondo delle imprese, dell’università e della preparazione professionale.

Moderati da Claudio Antonelli, caporedattore centrale de La Verità, si sono confrontati Carlo Pelanda (professore straordinario di Economia, Facoltà di Economia, Università Guglielmo Marconi, Roma), Giuseppe Cattaneo (manager internazionale di grandi gruppi italiani all’estero come Ferrari, Pirelli, Montedison), Sergio Campodall’Orto (professore di Design Startup, Facoltà del Design, Politecnico di Milano) e Osvaldo Danzi (Social Media Recruiting Specialist e fondatore della business community Fiordirisorse).

“Quando parliamo di Industria 4.0 intendiamo tecnologie che danno una spinta, fanno volare le aziende; in Italia però la avvertiamo con ‘botte’ di discontinuità – ha sottolineato il prof. Carlo Pelanda – c’è un problema sul mercato dei capitali che non consente a tutti, soprattutto alle piccole realtà, di permettersi competenze che già abbiamo. C’è ancora troppa inerzia al cambiamento”.

Non solo, perché mentre l’evoluzione tecnologica avanza, il problema del Bel Paese è soprattutto legato alle nuove generazioni: ““Questo non è un Paese per giovani – ha sottolineato il prof. Campodall’Orto – sbagliamo nel considerarli ‘bamboccioni’. Ci sono molti studenti valorosi, 100 mila di loro sono stati costretti a lasciare l’Italia e lavorare all’estero. Perché se ne vanno? Perché qui non offriamo loro le possibilità economiche per restare. Parliamo di innovazione ma la tecnologia non basterà a garantire lo sviluppo, è l’organizzazione della fabbrica che va ripensata perché la risorsa umana sarà sempre più centrale. La curva demografica ci attende, i giovani caleranno sempre di più, dobbiamo intervenire nel sistema lavorativo, accompagnare i nostri ragazzi fin dalle scuole nel loro ingresso al mondo del lavoro”.

“Certamente facciamo scappare i nostri giovani, con contratti assurdi e retribuzioni fuori mercato – ha ribadito Osvaldo Danzi – i ricercatori se ne vanno perché le scuole non investono. I ‘bamboccioni’ in certi casi esistono e dobbiamo chiederci se stiamo orientando davvero questi giovani. I ragazzi oggi vogliono tempo, vogliono poter dire la loro, metterci un pezzo di loro stessi in quello che fanno”.

L’esperienza oltre i confini nazionali è stata vissuta in prima persona da Giuseppe Cattaneo, oggi manager di successo: “Non è banale convincere i giovani a restare – ha spiegato – E’ un problema soprattutto di tipo retributivo. Le aziende dovrebbero dotarsi di strumenti in grado di rendere salari maggiori a chi sa dare un contributo all’impresa, premiando le abilità dei dipendenti. In Asia, dove gestiamo ben 4600 dipendenti, questo è possibile: ci sono tecnici che guadagnano dieci volte più dei colleghi. Servono strumenti stimolanti affinché le competenze possano essere valorizzate nei singoli lavoratori e gestire la diversità retributiva”

In un confronto appassionato Claudio Antonelli ha poi raccolto le sollecitazioni, gli spunti, le domande rivolte ai relatori e provenienti da imprenditori, professionisti rappresentanti delle aziende partner che hanno sostenuto Roadjob 2018: Fratelli Beretta, GI Group, Stilcolor Service, Profexa, Festo Academy, Api Lecco, ATG Anzani Group, Sorbit, Tag, Omf, Tmc, Friweb, Cemb, a queste sia aggiungono i media partner Friweb, Aglaia, La Provincia e NetWeek.

L’iniziativa ha portato alla luce le potenzialità e le importanti trasformazioni generate da Industry 4.0: nuove sfide ma anche enormi opportunità che si offrono quindi a un mondo produttivo destinato a incessanti e vorticosi mutamenti. Le realtà presenti sono coscienti che per potere affrontare al meglio lo scenario che si apre è necessario fare sistema: solo con la condivisione delle best practice e con la sinergia tra gli attori del territorio sarà possibile vincere le sfide e cogliere le opportunità.

E’ un periodo di trasformazione e cambiamenti ma anche di forte contraddizione – ha sottolineato Marco Onofri, responsabile del progetto Academy Rodacciai – le aziende cercano di attirare a loro i talenti, mentre scuole e ragazzi ci dicono le opportunità che le imprese oggi possono offrire loro non abbastanza allettanti. Dobbiamo saper ascoltare e capire i bisogni di questi giovani e coprire il ‘gap’ oggi esistente tra nuove generazioni e mondo delle aziende”.

Al termine, Mauro Califano ha dato appuntamento alla seconda fase del progetto, che si svolgerà a marzo 2019, quando Roadjob darà vita a un’arena, dove gli studenti delle scuole si confronteranno, in un vero e proprio colloquio alla rovescia, con i manager e gli imprenditori delle migliori aziende del territorio.

“Il percorso non si interrompe – ha sottolineato Califano – credo che molte cose possono essere condivise e con alcune aziende abbiamo già posto le basi per proseguire insieme. Un ‘club’ di imprese che si confronti e porti avanti questi temi, è l’obiettivo che stiamo realizzando”.

 

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12 ottobre 2018 — 17:06 / Economia
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