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Panzeri e Giarletta raccontano il Cerro Torre: “Emozione grandissima”

di Marco Milani

Brindisi per Giovanni Giarletta e Manuele Panzeri

 

LECCO – Sorrisi e calici alzati. C’è aria di festa a Lecco e a casa del Soccorso Alpino. E’ il momento di abbracciare due alpinisti che, con la loro semplicità, sono stati capaci di scrivere una bellissima pagina della storia dell’alpinismo.

L’entusiasmo è alle stelle per la spedizione al Cerro Torre che ha visto protagonisti Manuele Panzeri, 46 anni di Ballabio, e Giovanni Giarletta, 37 anni di Lecco, insieme a  Tommaso Lamantia, 35 anni di Varese.

Sembra quasi di rileggere una di quelle vecchie pagine di alpinismo. Sono partiti in punta di piedi, nello zaino un sogno che coltivavano da anni. Lecco è una piccola città e la voce si è sparsa in fretta: “Sono in tre, due di Lecco e uno di Varese, tutti e tre del Soccorso Alpino. Il “Panza” e il “Charly”, se vanno in cima sono i primi lecchesi a ripetere la via dei Ragni al Cerro Torre”. L’entusiasmo è cresciuto piano piano fino ad esplodere lo scorso 26 gennaio: “Sono arrivati in cima”.

I due alpinisti con i compagni del Soccorso Alpino

 

“La cima? E’ stata una liberazione. Il mito della via ha pesato, così come il fatto che fosse la prima ripetizione lecchese. Un sacco di gente ci ha motivati e sostenuti” confessa Giarletta. “Una emozione grandissima. Le lacrime agli occhi c’erano” gli fa eco Panzeri.

Una spedizione che non era partita sotto i migliori auspici, uno dei bagagli smarrito all’aeroporto. Un contrattempo che ha fatto perdere ai due alpinisti alcuni preziosissimi giorni. Fortunatamente tutto si è risolto con il risultato che oggi tutti sappiamo.

Gli alpinisti lecchesi, entrambi volontari della XIX Delegazione Lariana del Soccorso Alpino, sono rientrati in Italia oggi pomeriggio (vedi articolo) accolti dall’abbraccio della loro seconda famiglia: quei compagni del soccorso che, assieme a familiari ed amici, li hanno seguiti dalle loro case a migliaia di chilometri di distanza. Ma la sensazione è che in cima al “Grido di Pietra” con Manuele e Giovanni ci fossero proprio tutti.

Oggi pomeriggio ci siamo “intrufolati” all’agriturismo “Il Ronco” di Garlate dove è stata organizzata una festa e così abbiamo avuto il privilegio di sentire il loro racconto:”La Patagonia è così… il primo tentativo è andato male, è arrivato brutto tempo e siamo stati costretti a tornare indietro”. Tornare indietro significa farsi una quarantina di chilometri, un paio di giorni di cammino.

Dopo, intorno al 20 gennaio, l’agognata finestra di bel tempo e il tentativo buono: “La via dei Ragni? E’ una salita che varia ogni anno e questa volta si è presentata un po’ più difficile del previsto. Questo ci ha rallentato e in tutto siamo stati in giro circa sei giorni. La parte più impegnativa è verso la cima, dove ci sono i caratteristici funghi di ghiaccio lavorati dal vento che, in alcuni punti, non garantiscono la minima presa delle picozze”.

Una progressione lunga e difficoltosa: “A quaranta metri dalla cima ci siamo ritrovati con diverse cordate, eravamo in dodici. Siamo stati tutti insieme su questo terrazzo per quasi otto ore, fortunatamente la giornata era bella e ci siamo anche goduti il panorama, finché uno di noi è riuscito a salire e poi, uno alla volta, siamo andati in cima”.

Il tempo di gioire per l’impresa, le foto di rito, pochi istanti prima di ritrovare la concentrazione per la discesa: “Non sai mai che tempo può riservarti la Patagonia, così ci siamo organizzati per una discesa rapida”.

Manuele con la moglie Valeria e Giovanni con la fidanzata Francesca

 

Non sono mancati gli imprevisti, come quello capitato a Giovanni a 300 metri dalla cima: “Gli è arrivato un blocco di ghiaccio, grosso come un casco, sulla coscia sinistra – racconta Manuele – E’ rimasto accosciato per un’oretta e quando l’ho visto così sofferente mi sono molto preoccupato. E’ stata determinante la sua forza di volontà: continuare con una gamba in quelle condizioni non è da tutti. E’ stato molto forte. Quando abbiamo fatto il bivacco a 40 metri dalla cima, al risveglio, non era più in grado di camminare. Fortunatamente avevamo con noi degli antidolorifici che gli hanno consentito di arrivare in cima zoppicando. Davanti, però, c’era tutta la discesa, non è stato affatto facile. Fortunatamente una cordata di rumeni è tornata con noi e nei momenti un po’ più critici ci siamo dati una mano”. “E’ il ‘problema’ della Patagonia – aggiunge Giovanni – L’ambiente è molto selvaggio, sei in un contesto isolato e vivi l’avventura in maniera totale. Se ti capita qualcosa puoi contare solo sulle tue gambe”.

Il valore aggiunto della spedizione è che la cordata era formata interamente da membri del Soccorso Alpino: “Con questa spedizione abbiamo voluto far passare anche il messaggio che a Lecco il Soccorso Alpino c’è ed è molto unito”.

Sulla vetta del Torre, poi, è nata una bella amicizia con la cordata rumena tanto che, prima di tornare a casa, Manuele Panzeri è riuscito a fare una via di roccia all’Aguja Media Luna con uno dei due, mentre il giorno successivo i due lecchesi hanno salito il Cerro Solo.

Ad ascoltare il racconto c’era anche il papà di Manuele, Ernesto. Lui faceva parte della spedizione che il 13 gennaio 1974 conquistò l’inviolata vetta del Torre con Mario Conti e Casimiro Ferrari, Daniele Chiappa e Pino Negri: “Sono contentissimo per loro ma anche per me stesso. Finalmente ce l’hanno fatta, io 44 anni fa sono arrivato poco sotto la cima, loro invece sono saliti, bravi.  La soddisfazione è ancora più grande perché il Cerro Torre è la montagna di Lecco e loro sono stati i primi lecchesi ad aver ripetuto la via dei Ragni”.

Manuele Panzeri con il papà Ernesto

 

Luca Vitali, Delegato della XIX Lariana, a nome di tutti i volontari ha fatto i complimenti per questa splendida impresa: “Hanno fatto una grande cosa. Siamo molto contenti per entrambi. Di esperienza ne hanno fatta, speriamo riescano a trasmetterla a tutto il gruppo”.

“Basta chiacchiere, è il momento di stappare”. Veniamo subito richiamati all’ordine. Un bicchiere, questa volta, lo beviamo volentieri anche noi… bravi ragazzi, complimenti!

 

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12 febbraio 2018 — 22:40 / Lecco, Montagna, Valsassina
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