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Arrampicata. Nibbio: salta il progetto di riqualificazione, occasione persa

di C.Franci

Il Nibbio, ai Piani Resinelli

Il Nibbio, ai Piani Resinelli

 

PIANI RESINELLI – Sono comparsi pochi giorni fa sulle pareti di una delle più note falesie lecchesi – se non la più nota – alcuni cartelli indicanti il divieto d’accesso all’area. Stiamo parlando del Corno del Nibbio, ai Piani Resinelli. La notizia non ha potuto non allarmare i numerosi frequentatori di questa impegnativa falesia ai piedi della Grignetta.

Palestra d’arrampicata per intere generazioni di alpinisti lecchesi e non, il Nibbio di proprietà della famiglia Ponziani dal lontano 1936, era rientrato nel progetto di riqualifica delle falesie promosso dalla Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino: 60 mila euro la cifra stanziata dalla Comunità per riattrezzare la falesia e sistemare il sentiero che dai Piani Resinelli conduce al Corno.

 

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Il progetto, tuttavia, è “saltato”, per quello che è stato definito un “mancato accordo con la proprietà sull’acquisto del bene”. Questa l’unica dichiarazione rilasciata dalla Comunità Montana per conto del presidente Carlo Greppi, che al momento non ha voluto aggiungere altro sulla vicenda.

A fare chiarezza sulla situazione è stata Anna Ponziani, proprietaria, insieme alla sorella, del Corno del Nibbio: “Quando abbiamo saputo del progetto della Comunità Montana – ci ha spiegato – abbiamo proposto loro di comprare l’area, sia perché ci saremmo alleggerite da una responsabilità sia perché ci piaceva l’idea di rendere effettivamente pubblica una falesia così importante. La Comunità Montana si è offerta di comprarla a prezzo di esproprio: ci hanno proposto 6.300 euro,  ma la nostra valutazione, condotta con l’ausilio di un consulente e anche di un avvocato, era di 30 mila euro. Una cifra onesta, considerando il valore totale del Nibbio, intendo al di fuori della metratura”.

“L’area del Nibbio – ha proseguito la signora Ponziani – è di circa 6.700 metri quadri: il prezzo di esproprio non supera l’euro al metro quadro ma l’offerta che abbiamo avanzato ci è sembrata buona visto che, di fatto, oltre alla falesia la Comunità Montana sarebbe entrata in possesso del terreno accessibile tramite un sentiero che attraversa la nostra proprietà. Chiedendo 30 mila euro eravamo convinte di ‘regalare’ l’area alla Comunità Montana che tuttavia si è dichiarata non interessata a comprare il bene e ci ha offerto 6.300 euro”.

 

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“La differenza era troppo alta. Ci sono stati degli incontri, a cui ha preso parte anche il presidente dei Ragni, il signor Fabio Palma, che abbiamo contattato noi personalmente per avere un parere sulla vicenda. I Ragni non erano stati coinvolti nel progetto di riqualifica della falesia ma a nostro avviso avrebbero dovuto vista anche l’importanza del club nel panorama alpinistico della città. Non avendo trovato una soluzione l’accordo è saltato”.

“Dispiace – ha aggiunto Anna Ponziani – perché la cifra che proponevamo per l’acquisto della falesia e dell’area poteva benissimo rientrare nel budget che la Comunità Montana aveva messo a disposizione per la riqualifica: 30 mila euro per comprarla e 30 mila euro per sistemarla”.

Sull’apparente interdizione del Nibbio la signora Ponziani ha specificato: “I cartelli sono stati messi pochi giorni fa in accordo con due avvocati che ci hanno seguito in questa vicenda. Di fatto è un modo per tutelarci, la falesia è un luogo potenzialmente pericoloso per diversi motivi e su di noi gravano delle responsabilità. I cartelli rilevano che quella è una proprietà privata e chi vi si avventura lo fa a proprio rischio e pericolo”.

Il progetto previsto dalla Comunità Montana, prevedeva la risistemazione di tutte le vie di arrampicata presenti al Corno del Nibbio secondo i criteri internazionali; quindi, utilizzo di materiale certificato, mano d’opera assegnata a professionisti (ovvero Guide Alpine) e sistemazione della base per lo stazionamento degli arrampicatori.

Senza pendere da alcuna parte, il risultato è sicuramente una sconfitta per il territorio, per lo sport e in un certo qual modo anche per il turismo. Un’occasione persa che stride con quanto presentato, proprio martedì sera in Sala Ticozzi: la prima del film di Nicoletta Favaron: “Prese Libere”, docu-film (vedi articolo) con cui il Cai Lecco intende promuovere le spettacolari falesie presenti sul territorio lecchese, fra le quali il Nibbio, considerata una delle più importanti e delle più storiche falesie, dove, è bene ricordare, i nomi più importanti del mondo verticale tra cui miti come Emilio Comici, Walter Bonatti e Riccardo Cassin (per citarne solo tre), hanno messo mani e piedi su questo celebre corno facendone la storia.

A seguito dell’articolo sopra riportato Fabio Palma ha voluto a puntualizzare: “Io ho solo cercato di far avvicinare le due parti per il bene degli scalatori”.

 

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21 maggio 2015 — 07:33 / Montagna
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