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L’Italia nel Bicchiere. Alla scoperta del Gewurztraminer

LECCO – Carissimi amici, ci siamo lasciati alle spalle le due splendide giornate di Pasqua e Pasquetta e, nonostante la primavera tardi ad esplodere, c’è una generale voglia di assaporare i cibi di stagione con i nostri eccellenti vini bianchi.

Proprio in questi giorni, insieme agli “allievi” di Valgreghentino ho avuto occasione di assaggiare un ottimo Gewurztraminer e m’è venuta l’ispirazione per mettere un altro tassello a questa mia modesta rubrica che parla del vino Italiano.

Italiana è anche l’origine di questo vitigno che prende il nome da Tramin, Termeno (BZ) in tedesco, e da gewurz, ovvero “spezia”.

In Italia quest’uva è coltivata soprattutto nella sua zona d’origine, la Bassa Atesina tra Termeno e Cortaccia, poi in Trentino ed in Friuli, dove il più delle volte viene citato in italiano come “Traminer Aromatico” o semplicemente “Traminer”.

Data l’appartenenza di questi territori all’impero Austro-Ungarico, il Gewurztraminer si è diffuso inizialmente nel centro Europa per poi approdare in tutti gli angoli del pianeta diventando una delle uve internazionali più diffuse e conosciute. Pensate che siamo solo il quinto produttore al mondo di Gewurztraminer preceduti da Francia, Germania, Australia ed Austria, seguiti da Sudafrica e Nuova Zelanda.

E’ l’uva aromatica per antonomasia, che ricorda l’aroma del frutto anche dopo la vinificazione, ha una produzione uniforme ed abbondante e quando matura tende ad assumere un’accattivante colorazione rosa-ramato.

In particolari situazioni climatico-ambientali, come altitudine e significativi sbalzi termici tra giorno e notte, si riesce a salvaguardarne la freschezza e l’aromaticità anche con concentrazioni zuccherine del 25% e vini che andranno oltre i 15°alcolici.

Il Traminer si presta benissimo anche alle vendemmie tardive ed all’appassimento dando origine a straordinari vini dolci da accostare preferibilmente al fois gras, o ai formaggi di capra ed erborinati particolarmente intensi e persistenti.

Questa tipologia di vini è stata valorizzata soprattutto da Alsaziani ed Austriaci ma recentemente ho assaggiato alcuni Gewurztraminer passiti “da urlo” prodotti in Italia che non hanno niente da invidiare alle svariate produzioni estere.

La produzione dei Traminer “secchi” è decisamente ampia ed articolata, soprattutto in Alto Adige con vini inseriti in almeno tre fasce di prezzo, più abbordabili i trentini ed i friulani con qualità che però solo raramente raggiunge l’eccellenza.

Tra i tanti prodotti assaggiati recentemente ho apprezzato in modo particolare la finezza dei Gewurztraminer della Valle Isarco, magari meno concentrati e potenti di quelli di Termeno, ma davvero deliziosi e un po’ meno stucchevoli: ottimo quello di Abbazia Novacella, eccellente l’ “Aristos” Cant.Prod.Valle Isarco. A proposito di Termeno i produttori storici come Hofstatter o Elena Walch ogni anno ci deliziano rispettivamente con i loro “Kolbenhof” e “Kastelaz”, prodotti che però rasentano i 30 euro, nei dintorni ottimi anche “Elix” di Baron di Pauli e “Mazon” di Gottardi.

Tra le tante Cantine Cooperative presenti sul territorio il massimo livello qualitativo l’ho riscontrato nel “Lunare” di Cantina Terlano, nel “St.Valentin” di S.Michele Appiano, nel “Nussbaumer” di Cantina Tramin o nel “Brenntal“ di Cantina Cortaccia.
Un Gewurztraminer molto particolare e sorprendentemente buono è quello della Val D’Aosta prodotto ad Introd da Lo Triolet: davvero sfizioso.

Tra i Friulani recentemente mi ha colpito l’Isonzo Traminer di Ronco del Gelso, elegante e sottile con un prezzo più che onesto e, a proposito di questa azienda Friulana, non si può tralasciar di parlare del loro immenso passito “Aur”, un gioiellino che non teme minimamente il confronto con i più famosi “Joseph” di Hoftatter, “Comtes” di S.M.Appiano e “Nectaris” Prod.V.Isarco.

Ritornando ai prodotti più convenzionali, comunque aromatici e particolari, a volte un tantino stucchevoli e spesso soggetti al gusto personale, bisogna ammettere che non hanno una collocazione in tavola tra le più semplici.

Le spiccate note floreali di petalo di rosa e garofano, i sentori di lici, frutti tropicali e frutta candita, richiedono cibi altrettanto complessi ed aromatici.

Intriganti sono gli abbinamenti con i prodotti leggermente affumicati, con piatti a base di verdure aromatiche come gli asparagi, o anche con formaggi freschi. Ad esempio mi trovo in totale disaccordo con gli esercenti che servono i Traminer come vino da aperitivo o lo abbinano ad alcuni piatti classici della nostra cucina marinara; per carità, i gusti sono gusti, ma vi posso garantire che ci sono decine di vini italiani più adatti per queste occasioni.

Il mio ultimo ricordo di abbinamento perfettamente riuscito risale all’autunno scorso quando l’amico Christian del Filet (sempre lui, ma collaboriamo spesso e volentieri) mi ha proposto ad una “Cena Didattica” dei gnocchetti di patate conditi con una vellutata al Puzzone di Moena e finitura di Speck croccante ed io non ho potuto far altro di scegliere il già citato ”Aristos” Prod.V.Isarco: sono sicuro che alcuni fra i partecipanti a quella cena se lo ricordano ancor oggi.

Assaggiare per credere
Roberto Beccaria

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4 aprile 2018 — 10:39 / L'Italia nel bicchiere
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