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L’Italia nel bicchiere. Cabernet Sauvignon: uvaggio dagli innumerevoli pregi

RUBRICA – Un saluto ricco di calore, eleganza ed equilibrio, così come le sensazioni percepite degustando il cabernet sauvignon di Toscana. “Il Pareto” 2010 di Tenuta di Nozzole, da cui prendo spunto per parlarvi di questo nobilissimo vitigno di origine bordolese diffusissimo in tutto il mondo.

In un momento enologico che vive la moda della riscoperta delle uve autoctone, alcune nobilissime altre un po’ meno, mi sembra quasi un dovere non scordarsi di quei vitigni che hanno fatto la storia dell’enologia mondiale, Italia compresa.

Dai recenti studi genetici sull’origine dei vari vitigni sembra proprio che il cabernet sauvignon sia nato da un incrocio botanico, probabilmente spontaneo, fra il cabernet franc (rosso) ed il sauvignon blanc.

E’ una varietà di maturazione piuttosto tardiva, non particolarmente produttiva, il grappolo è generalmente di piccole dimensioni e l’acino maturo si presenta particolarmente violaceo, con buccia pruinosa ricca di tannini e polifenoli.
Anche i sentori del frutto sono decisamente intensi, caratterizzati in modo particolare da quelle note erbacee riconoscibilissime anche dopo la vinificazione e l’eventuale affinamento.

Come già accennavo il cabernet sauvignon è un vitigno internazionale e in Italia, almeno fino agli anni ‘80, veniva coltivato quasi esclusivamente nel triveneto spesso assemblato nel classico “taglio bordolese” col merlot ed il cabernet franc e nel trevigiano anche col malbech.

Curiosamente, le prime apparizioni in Italia di questo vitigno risalgono alla seconda metà del 1500 allorchè una certa Caterina de’ Medici – figlia di Lorenzo il Magnifico – andò in sposa ad Enrico II diventando regina di Francia. Questa arguta nobildonna fiorentina non solo ebbe grande influenza sulla cucina francese e le usanze di corte, ad esempio introdusse l’uso della forchetta, ma riusci ad importare nella zona del Carmignano quell’ “uva francesa” che ancor oggi entra nel disciplinare di produzione di questa nobilissima DOCG.

Più recentemente il cabernet sauvignon è stato impiantato in molte regioni d’Italia, specialmente in Toscana, nella parte centrale dove è fondamentale nell’uvaggio dei cosidetti “Supertuscan” e a ridosso della costa tirrenica per l’ottenimento dei Bolgheri e Bolgheri Superiore, anche nel mitico “Sassicaia” è assoluto protagonista insieme al cabernet franc.

Da un vitigno così versatile e così diffuso si ottengono innumerevoli vini in tutte le fasce di prezzo e qualità e, anche se il triveneto mantiene il primato nella produzione e nell’assortimento, si trovano dei prodotti interessanti praticamente in ogni regione d’Italia, sia in “purezza” che in uvaggio, mantenendo comunque l’espressione dei vari territori.

In un panorama così ampio non posso che limitarmi a segnalarvi i vini assaggiati recentemente, che però son quasi tutti di fascia alta.

Tra i prodotti in monovitigno “abbordabili” mi son piaciuti il Garda DOC “S. Cristina” di Zenato per rotondità e potenza ed l’Isonzo DOC di Lis Neris per l’impronta aromatica varietale; tra gli uvaggi classici molto buoni l’Asolo DOC “della casa” Loredan Gasparini ed l’Alto Adige “Soma” di Cantina Cortaccia.

Salendo di livello m’hanno stupito “Assolo”, un vino in stile Bordeaux di La Colombera, piccola cantina del trevigiano gestita da nostri concittadini e, sempre dal Veneto precisamente da Breganze (Vi), il “Palazzotto” di Maculan.

Da manuale i tre crù altoatesini “Pfarhoff” di Cantina Caldaro, “Cor” di Alois Lageder e “Freienfeld” di Cantina Cortaccia.

Tra i cabernet sauvignon Toscani, oltre “Il Pareto” di Tenuta Nozzole, ho trovato molto migliorato il “Potenti” di Petra e poi il solito “De Marchi” di Isole e Olena, per il quale però si dovranno investire diverse decine di euro.

Parlando delle due isole maggiori non si può fare a meno di citare i mitici Cabernet sauvignon Tasca d’Almerita e “Marchese di Villamarina” di Sella & Mosca, due vini tanto diversi quanto buoni.

Tra gli uvaggi segnalo il Colli Asolani “Capo di Stato”, probabilmente il primo “taglio bordolese“ di prestigio realizzato in Italia già a fine anni ‘60 presentato in occasione della visita ufficiale dell’allora capo di stato francese Charles De Gaulle.

Davvero eccellenti “Marne grige” di M.Correggia, uno dei rari uvaggi piemontesi, e l’altoatesino “Arzio” di Baron di Pauli. In Toscana “Ghiaie della Furba” di Capezzana, “Le Stanze” di Poliziano e Bolgheri sup. “Millepassi” Donna Olimpia sono tre eccellenti vini rossi che esprimono territori incredibilmente diversi come Carmignano (Fi/Po), Montepulciano (Si) e Bolgheri (Li).

Per finire il sorprendente calabrese “Gravello” di Librandi, un’ intrigante unione del cabernet sauvignon con l’uva autoctona gaglioppo, e il siculo “Hugonis” di Rapitalà, dove il supporto è dato dal nero d’Avola.

Per quanto concerne gli accostamenti consiglio, come sempre, di valutare la struttura, l’ evoluzione ed il pregio del vino per poterlo servire in un contesto Eno-Gastronomico in cui cibo e vino si rispettano e si valorizzano.

Per render l’idea, riferendomi ai vini sopra elencati, ho trovato eccellenti accostamenti del tipo “S.Critina” – Soppressa Vicentina, “Assolo” – filetto di bue al pepe verde, “Pareto” – Pecorino di Sorano (maremma) o anche “Gravello”– Caciocavallo Silano, stagionatura media per entrambi i formaggi.

Basta così, parlandone m’è venuto anche un certo appetito ma meglio non eccedere perché mi aspetta un periodo molto intenso di degustazioni che, tra l’altro, mi consentiranno di continuare a parlavi del vino italiano spero in modo gradevole.

Assaggiare per credere
Roberto Beccaria

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13 febbraio 2018 — 12:03 / L'Italia nel bicchiere
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