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“L’Italia nel bicchiere”. “Garganega: un gioiello di uva”

RUBRICA – Ciao a tutti gli appassionati del buon vino e della buona tavola, con questo caldo estivo spesso e volentieri ci vien voglia di bere un delizioso vino bianco, profumato, vellutato e non troppo alcoolico, quindi oggi stappo con voi una deliziosa bottiglietta di Soave, ottenuto con quel gioiello di uva che è la Garganega.

roberto_beccariaPrendo spunto da una riuscitissima escursione fatta a Soave con un’affiatato gruppo di Valmadrera per cercare di far conoscere meglio questo vino spesso sottovalutato. D’accordo, il Soave è un vino “di pianura”, le colline storiche come il Calvarino ed il Foscarino arrivano sì e no ai 250 m. slm , però la nobiltà dell’uva Garganega , sommata alla caratteristica dei terreni di origine vulcanica ed alla maestrìa dei vignaioli, ne fanno un vino davvero buono e adatto alle attuali esigenze di un mercato che richiede vini con spiccata personalità ma non eccessivamente strutturati.

Partiamo dalla Garganega: è un vitigno che con ogni probabilità appartiene alla famiglia delle uve “greco”, molto coltivate nel centro-sud , ed anche il suo nome è dovuto all’analogia col vitigno Grecanico (o Garganico).

Oltre a Soave, è coltivata in diverse zone del Veneto, Colli Berici e Colli Euganei, ha notevole vigorìa e garantisce una produzione elevata e regolare; viene raccolta tardivamente e le uve hanno anche una particolare adattabilità all’appassimento, non a caso con la Garganega si producono anche i Recioto di Soave e di Gambellara.

I vini sono generalmente molto ben equilibrati ( perché supportati da fresca acidità bilanciata da una media struttura) eleganti e vellutati, poi finiscono con un piacevole retrogusto fruttato e lievemente mandorlato.

Per quanto riguarda le tipologie di vini prodotti, si va da alcune sfiziose “bollicine” a dignitosi vini giovani e fruttati , dai pregevoli “Classici Superiore” che hanno una soprendente capaciità d’invecchiamento, fino ai sopracitati

Recioti ed anche al raro Vin Santo di Gambellara. Grazie ad alcuni produttori, come Pieropan, Inama, Anselmi (per citare solo alcuni “pionieri”) anche questi vini si stanno ritagliando con pieno merito un ruolo da protagonista nel panorama dei vini bianchi italiani “di tendenza” prodotti con vitigni autoctoni, ottenendo numerosi riconoscimenti nelle varie rassegne e sulle guide di settore.

I miei ultimi assaggi dei vari Soave si riferiscono ai vini di Montetondo, mèta della recente visita in cantina, dove mi hanno colpito in modo particolare lo spumante metodo Charmat (validissima alternativa all’inflazionato Prosecco) ed il Soave Classico Superiore “Foscarin Slavinus” 2012 da uve tardive.

Qualche tempo addietro mi avevano colpito, la finezza dello “Staforte” di Graziano Prà o anche la morbidezza del “Vigna du Lot ” di Inama, poi mi sono innamorato (si fa per dire) del “Monte Ceriani” di Tenuta S.Antonio, semplicemente “Il Soave”, eccellente e non troppo costoso.

Vista la versatilità del vino e l’ampia gamma disponibile, gli accostamenti sono molteplici: insalata di baccalà e patate al prezzemolo – sarde in saor – risotto al pesce persico o risi e bisi ( qui si usa il Vialone Nano) , ravioli di zucca e Monte Veronese o “bigoli” al ragù di gallinella per finire col prosciutto dei Colli Berici .

Fra i Recioti ho ancora in mente l’entusiasmante “Vigna Marogne” di Tamellini ed il curioso Recioto spumante di Montetondo che in azienda abbiamo abbinato ad una friabilissima frolla veronese con inevitabile “scarpetta” in crema pasticcera.
Mamma mia, che sontuoso spuntino!

Assaggiare per credere Roberto Beccaria

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17 giugno 2015 — 09:37 / L'Italia nel bicchiere
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