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L’Italia nel bicchiere. Meglio l’Amarone o lo Sfurzat?

RUBRICA –  Rinnovo i saluti ed i ringraziamenti a tutti Voi che seguite questa rubrica sul vino Italiano, invitandovi anche a propormi argomenti da trattare o approfondire.

Proprio da una di queste richieste prendo spunto per l’argomento odierno, ovvero da una domanda che mi viene posta di frequente: meglio l’Amarone o lo Sfurzat?

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Roberto Beccaria

La mia risposta è sempre diplomatica: tutti e due! Purchè siano davvero buoni. Poi, da “nebbiolista” convinto, se devo proprio esporre la mia personale preferenza, apprezzo maggiormente gli Sforzati.

Diciamo subito che Amarone e Sforzato sono due vini confrontabili perché appartengono alla stessa tipologia, essendo entrambi rossi secchi robusti e importanti ottenuti da uve appassite per alcuni mesi.

Cambiano in modo sostanziale i territori, i vitigni ed anche la storia di questi due pilastri dell’enologia nazionale.

Dello Sfurzat di Valtellina si parlava già in alcuni testi che risalgono al 1600, vino denso e cremoso che addirittura veniva somministrato col cucchiaio come una medicina. Vino che ha origini lontanissime ma che è stato rivalutato, bisogna proprio riconoscerlo, grazie alla casa vinicola Nino Negri che negli anni ‘70 si è avvalsa della collaborazione di Casimiro Maule, un enologo trentino ancora cuore pulsante dell’ azienda, che è arrivato a stravolgere una situazione stagnante e mediocre fino alla realizzazione di quel gioiello che ha fatto da esempio per tutti: lo “Sfurzat 5 Stelle”.

Da allora per gli Sforzati in generale è stata una vera e propria escalation qualitativa impreziosita dall’ottenimento della DOCG nel 2003 (vend. 2001).

Nel frattempo, neanche a farlo apposta, il citato “5 Stelle” ’01 ottenne il riconoscimento di “vino rosso dell’anno” dalla seguitissima e prestigiosa guida del Gambero Rosso.

L’Amarone, il cui nome completo è “Recioto della Valpolicella Amarone”, ha una storia molto più recente e curiosa, e pare proprio che sia un vino nato per caso, o meglio, per errore. Infatti la produzione d’origine sarebbe stata quella del Recioto dolce, ma probabilmente in alcune annate in cui un problematico appassimento delle uve non ha garantito una sufficiente concentrazione zuccherina e in presenza di lieviti, la fermentazione è proseguita fuori controllo fino all’esaurimento degli zuccheri (cito l’affermazione tipica dei vignaioli veronesi : “el recioto l’è scapà”) dando origine ad un vino secco che con l’andar del tempo è stato perfezionato e di gran lunga preferito al suo dolce genitore.

Molto sinteticamente, per quanto concerne i disciplinari di produzione, lo Sfurzat è prodotto con almeno il 90 % di uva Chiavennasca (Nebbiolo) che deve appassire per almeno 50 giorni e non può essere pigiata prima del 10 dicembre . Sono previsti un minimo di 14° alcolici ed un periodo di affinamento di 20 mesi , di cui almeno 12 in botti di legno, a partire dal 1° aprile successivo la vendemmia.

L’Amarone, anch’esso entrato a far parte l’anno scorso delle quasi 100 DOCG d’Italia , è ottenuto da un’uvaggio che ha come protagonista principale la Corvina Veronese (45 /90 %) associata ad altre uve autoctone. Le uve , che vengono vendemmiate un paio di settimane prima rispetto ai nebbioli, dovranno appassire almeno fino al 1° dicembre e garantire 14° alcolici. Poi l’affinamento minimo di due anni dal 1° gennaio , che diventano addirittura quattro per la versione “Riserva”.

Nonostante le numerose analogie nella lavorazione e nella potente struttura , Sforzato e Amarore sono due vini profondamente diversi nel gusto: all’eleganza, l’intensità , la persistenza e la longevità della perla di Valtellina si contrappongono morbidezza, gentilezza e maggior facilità di beva dell’Amarone, a cui molti produttori non fanno mancare un minimo di residuo zuccherino per renderlo ancor più “piacione”.

I miei ultimi assaggi davvero convincenti hanno riguardato soprattutto gli Sforzati: strepitoso un “5 Stelle” ’99 portato da un’amico per il suo compleanno, eccellenti i vari 2010 di Alberto Marsetti , “Fruttaio Cà Rizieri “ Rainoldi e “Albareda”Prevostini.

Di quest’ultimo ho assaggiato anche il “Corte di Cama”2011 , il migliore dal 2006. Fra i numerosissimi amaroni, non essendo purtroppo in grado di parlarvi degli inarrivabili Dal Forno o Quintarelli, anche perché non dispongo di oltre 300 euro per ogni bottiglia, posso solo dirvi che l’ultimo entusiasmante Amarone assaggiato è un “Riserva 2004” di Zenato, azienda dei cui è molto buono anche il “base” 2009 .

Ricordo con piacere anche “Campo dei Gigli” Ten.S.Antonio, Allegrini ,Tommaso Bussola e Latium, ma ho assaggiato anche diversi (troppi) amaroni con un’eccessiva nota pungente di alcool e poca finezza.

Viste le caratteristiche e la struttura di questi due “vinoni” sono consigliati solo abbinamenti specifici o di territorio, per esempio un filetto di cervo stufato con la polenta o un tagliere con Bitto, Val di Lei e Casera di un anno con gli Sforzati oppure “pastissada de caval” o Monte Veronese stagionato con gli Amaroni però, non essendoci regole precise in materia di abbinamenti cibo-vino, ho abbinato casualmente quella Riserva 2004 di cui parlavo ad un “Salva Cremasco” stagionato oltre 6 mesi e si è rivelato uno degli abbinamenti meglio riusciti del 2015: memorabile !

Assaggiare per credere! 
Roberto Beccaria

 

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30 settembre 2015 — 08:28 / L'Italia nel bicchiere
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