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L’Italia nel Bicchiere. Vin Nobile di Montepulciano: mostro sacro del vino italiano

RUBRICA – Cari amici appassionati del vino, mentre sto mettendo giù queste quattro righe, fuori ci sono 4° di temperatura e, dopo i ripetuti eccessi sopra i 25° degli scorsi giorni, c’è in atto un’incredibile colpo di coda dell’inverno che fa venir voglia di  tirar fuori un bel vino rosso caldo ed elegante.

Roberto Beccaria

Neanche a farlo apposta proprio ieri sera nell’appuntamento mensile con gli amici di Lurago d’Erba ho assaggiato alcuni vini rossi davvero buoni tra i quali è emerso un’eccezionale Vin Nobile di Montepulciano che mi ha offerto lo spunto per parlarvi di questo grande vino rosso toscano.

La prima puntualizzazione, che per gli esperti può sembrare scontata e banale, sta nel differenziare due vini quasi omonimi che ancor oggi molti confondono: il Vin Nobile di Montepulciano, che è un vino rosso toscano ottenuto  da uve Sangiovese grosso (chiamato in loco Prugnolo gentile) ed il Montepulciano d’Abruzzo, che richiama rispettivamente il vitigno e la regione di provenienza.

Montepulciano è una splendida cittadina a sud di Siena, all’imbocco tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. E’ stata fondata dagli Etruschi ma la suo maggior splendore l’ha avuto tra il XIII° e XIV° secolo quando è stato caposaldo strategico di Firenze con cui era stabilmente alleata, contrariamente ad altri borghi medioevali del territorio come Pienza e Montalcino, storica antagonista. Una rivalità che ancor oggi prosegue
anche in campo enologico con la disputa Brunello / Vin Nobile.

Il “Vin Nobile” è uno dei nostri vini più antichi, addirittura ci sono delle citazioni in alcuni scritti del 789, ma l’attuale nome è stato dato grazie ad un certo Adamo Fanetti che negli anni trenta fu il primo ad affermarsi per la grande qualità del suo vino, fino allora era chiamato “Vino rosso scelto di Montepulciano”.
Nel 1966 è stato uno dei primissimi vini ad avere un disciplinare DOC, nel 1989 è stata una delle prime quattro DOCG. insieme a Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino.

Attualmente lo si produce con minimo 90% di Prugnolo gentile e 10% di uve locali (il più usato è il Colorino). Richiede un’invecchiamento di almeno  due anni a partire dal 1° gennaio dopo la vendemmia e con un’anno in più di invecchiamento in botte viene qualificato “riserva”.
Stiamo quindi parlando di uno dei “mostri sacri” del vino italiano, spesso erroneamente relegato in seconda fascia dietro qualche sopravvalutato  Brunello o qualche modaiolo rosso di Bolgheri, ma proprio per questo  si riesce ad acquistarlo a prezzi più che abbordabili in rapporto al suo valore.

Il prodotto presente sul mercato lo si può distinguere in tre categorie fondamentali: Il Vin Nobile Classico, così detto “base”, le Selezioni per lo più ottenute da singoli vigneti particolarmente vocati e le Riserve.

Come sempre limito le mie citazioni ai vini (pochi ma buoni) che ho assaggiato recentemente e devo ammettere che ho avuto solo sensazioni positive.
Vino in continua ascesa dal punto di vista della finezza e dell’eleganza anche nei prodotti di partenza, eccellenti quelli di Poliziano, Avignonesi, Boscarelli, Dei, Salcheto e Gracciano della Seta.

Tra le selezioni il mitico “Vigneto Asinone” di Poliziano, il 2010 l’ho assaggiato l’altra sera a Lurago, ma ho trovato interessante anche il “Poderuccio” che viene dall’azienda Toscana dei Triacca, poi il “Vigna d’Alfiero” di Valdipiatta.

Tra le riserve sicuramente la “Bossona” di Caterina Dei, quella di Poderi Sanguineto e quella di Tenuta Gracciano di A.& G. Folonari (prezzo onestissimo).

Per quanto concerne i possibili accostamenti c’è solo da scegliere: in zona  i classici “pici” al ragù di cinghiale, poi è ovvio ricordare che siamo a ridosso della Val di Chiana e che una bella fiorentina di  chianina è sempre uno spettacolo, infine la splendida Pienza è a soli 10 km per cui è facile reperire un pecorino con la stagionatura perfetta per il proprio gusto e per il Vin Nobile da stappare.

Comunque lo vedrei bene anche con diversi piatti di carni rosse e formaggi tipici delle nostre parti come “Formai de Mut” , Taleggio, “Salva Cremasco” o “Bagoss”, tanto per citarne alcuni.

Dopo tante buone parole spese per il Vin Nobile di Montepulciano, mi sta venendo voglia di convocare i miei amici degustatori “del venerdì” per ripetere un’indimenticabile degustazione “verticale” fatta alcuni anni fa di sette diverse annate di “Vigneto Asinone” di Poliziano; almeno sei annate le ho già in cantina, quando mi arriva  l’annata nuova risfodero la serie dei sette bicchieri e via… si degusta!

Assaggiare per credere
Roberto Beccaria

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27 aprile 2017 — 11:39 / L'Italia nel bicchiere
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