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Psicologia e Vita. Liberi! Ma da che cosa?

RUBRICA – C’è una frase che, nelle ultime settimane, riecheggia spesso nella mia mente e su cui sto cercando di lavorare, sia in senso “psicologico” che squisitamente “esistenziale”. E’ un’espressione di Carlo Sini, pronunciata nell’ambito del laboratorio culturale “Mechrì” di Milano, durante il suo articolatissimo seminario annuale sui fondamenti teoretici della filosofia. Circa due mesi orsono, mentre spiegava il legame tra linguaggio, esperienza e storia di vita individuale, il filosofo milanese si è espresso in questi termini: “Libero è colui che sa fare l’inventario delle proprie catene”. Termini estremamente chiari, ma sibillini al tempo stesso, come spesso accade nelle lapidarie espressioni siniane.

Si tratta di un’indicazione molto diversa rispetto a quelle che siamo abituati ad ascoltare e su cui ci siamo formati nei percorsi scolastici inerenti la filosofia e la psicologia. Siamo cioè abituati a definizioni di libertà che fanno riferimento all’assenza di condizionamenti, alla possibilità di pensare, agire ed esprimersi senza costrizioni di sorta. La libertà come assoluta espressione di sé, scevra da vincoli e limiti.

Ma è possibile anche solo immaginare una condizione di questo genere? Evidentemente no – spiega Sini. Per quanto ci sforziamo di rimanere immuni dai condizionamenti, questi – inevitabilmente – ci raggiungono già molto prima che ce ne possiamo accorgere: utilizziamo una lingua, che evidentemente non è “nostra” ma appartiene a una sterminata storia che ci precede; impariamo una cultura, attraverso cui si veicola un modo di sapere, pensare, giudicare, articolare discorsi, e quindi “leggere” la realtà; utilizziamo strumenti che definiscono i nostri “spazi di libero movimento”, sia in senso fisico che mentale: treni, aerei, telefoni, computer, libri e via dicendo. Ci sono poi le infinite informazioni che, volenti o nolenti, costantemente ci bombardano e inevitabilmente orientano i nostri gusti, giudizi, atteggiamenti.

Certo, possiamo resistere all’ingresso di alcuni degli “strumenti” che usiamo (e che, complementarmente, ci usano e ci formano) fin nelle pieghe della nostra quotidianità e intimità. Ma fino a che punto? Neppure il filosofo Umberto Galimberti, punto di riferimento assoluto per la psicologia italiana, ha resistito a lungo. Nelle sue conferenze ama infatti ricordare la sua strenua resistenza contro l’ingresso del cellulare nella sua vita, fino a quando Ezio Mauro, direttore di Repubblica, quotidiano sul quale teneva una rubrica molto seguita, gli pose l’aut-aut di fronte alla difficoltà di mettersi rapidamente in contatto con lui: “O compri il cellulare oppure chiudiamo la tua rubrica…”. “Chiamarsi fuori da alcune pratiche collettive, soprattutto nel momento in cui diventano pervasive, più che libertà significa esclusione sociale” – è la conclusione cui è giunto.

Come cercare, dunque, una libertà possibile nella quotidianità del nostro vivere e scegliere? Dove perseguire una libertà esistenziale che renda meno stringenti i vincoli delle singole storie di vita individuali, prima ancora che delle informazioni da cui siamo costantemente bombardati? La strada suggerita di Sini è disarmante nella sua semplicità, quanto complessa nella sua realizzazione: non si tratta di immaginare utopistici spazi di assoluta assenza dai condizionamenti, ma si tratta di farsi carico (con la maggior consapevolezza possibile) delle proprie catene.

E’ la stessa strada indicata, con altre parole e invocando altre tradizioni, da tanti maestri della psicologia contemporanea: essere liberi non significa non avere catene (condizione impossibile da realizzare), ma essere consapevoli della loro esistenza, ossia, con le parole di Sini, poterne fare l’“inventario”. E le catene più resistenti, avvolgenti e claustrofobiche – ci insegna la tradizione psicologica – non sono tanto quelle dell’attualità storica e contingente nella quale siamo immersi, ma i condizionamenti profondissimi e silenti della storia di vita da cui proveniamo, che agiscono nell’emotività più recondita attraverso automatismi difficili da vedere, prima ancora che da cambiare.

Dott. Enrico Bassani
Psicologo – Psicoterapeuta
Via Leonardo da Vinci 15, Lecco
http://www.bassanipsicologo.it info@bassanipsicologo.it – tel. 338.5816257

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1 maggio 2018 — 09:27 / Psicologia e Vita
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