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Introbio, a cena con l’alpinista Denis Urubko: “Tornerò sul K2”

di C.F.

Denis Urubko

 

INTROBIO – E’ stato il grande alpinista russo Denis Urubko il protagonista della cena che si è svolta martedì sera all’Agriturismo Le Trote Blu di Introbio. Quello che doveva essere un incontro ‘tra amici’, con il gruppo Camp (Urubko è atleta dell’azienda premanese, ndr) e altri rappresentanti del mondo della montagna e sportivo è stata una bella occasione per ascoltare la testimonianza dell’alpinista russo, rientrato a inizio mese dalla spedizione invernale su K2 che molto ha fatto parlare negli ultimi tempi.

Spedizione non riuscita, che aveva visto Urubko lasciare il campo base per tentare, da solo, la vetta della montagna, mai conquistata in inverno. L’alpinista ha parlato anche di questo, e della parentesi sul Nanga Parbat dove si era recato con Adam Bielecki per salvare l’alpinista francese Elisabeth Revol.

Un grande onore salvare Elisabeth, che stimo molto come alpinista – ha detto Urubko commentando le immagini del salvataggio – in montagna, ma non solo, bisogna aiutarsi a vicenda. Quando ho saputo che era in difficoltà non ho esitato e con Adam siamo partiti. Abbiamo scalato per 1200 metri prima di raggiungerla, ci abbiamo impiegato più di 7 ore. Riuscire a riportarla sana e salva a valle è stato bellissimo”.

Quindi Urubko ha parlato del suo grande sogno, sfumato per quest’anno, il K2 invernale. La seconda montagna più alta della terra è infatti l’unica a non essere ancora stata salita d’inverno. Dopo intensi allenamenti (più fisici che tecnici, come spiegato) tra la Val Seriana e le montagne bergamasche, dove Urubko vive, il russo è partito alla volta del K2 con la spedizione polacca composta da Krzysztof Wielicki (capo spedizione), Marcin Kaczkan, Maciej Bedrejczuk, Marek Chmielarski e Artur Małek. 

Ero convinto non avremmo avuto problemi a scalare il K2, i miei compagni erano alpinisti forti e preparati. Ma dall’inizio della spedizione ho capito che le cose non sarebbero andate bene: non c’erano sei atleti, ma sei capi, mancava unità. Per me poi l’inverno finisce il 28 febbraio e la vetta andava conquistata entro quella data se no non sarebbe stata un’invernale. Quando ho capito che i miei compagni non sarebbero stati con me e rinunciavano ho lasciato il campo base e sono partito da solo per la vetta. Il tempo era contro di me, ho scavato per dormire e ripararmi una piccola truna a 7.200 metri di quota, il mattino seguente ho attraversato il ghiacciaio, ma poi ho dovuto desistere, e sono rientrato. Sono contentissimo di questo tentativo, e di essere tornato a casa vivo – ha detto il 44enne – ma il K2 in inverno resta il mio sogno. Ci tornerò – fa sapere – tra 3-4 anni, ora ho altri obiettivi”. Come confidato nel mirino di Urubko c’è il mitico Cerro Torre in Patagonia, dove il re degli 8mila non è mai stato. “Sto programmando di andarci il prossimo autunno”.

Adriano Airoldi (sinistra) e Domenico Sinapi

 

Alla cena, oltre ai vertici della Camp, c’erano il sindaco di Introbio Adriano Airoldi, il presidente del Panathlon Club Lecco Riccardo Benedetti, il vice presidente della sezione centrale del Club Alpino Accademico Italiano Domenico Sinapi e molti altri rappresentanti del mondo sportivo valsassinese e lecchese. 

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21 marzo 2018 — 12:49 / Montagna, Valsassina
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